Focus sulla definizione delle materie prime

Una volta che abbiamo inquadrato gli aspetti del che cosa vogliamo fare di fondamentale importanza ma non così scontato è l’aspetto ‘con che cosa lo facciamo’, prima di passare al come lo facciamo, ovvero definire ogni caratteristica delle materie prime del prodotto che andremmo a  progettare, validare e  di conseguenza produrre e  commercializzare.Materie Prime

Tutto facile no? Niente di più falso!!!

Una delle criticità aziendali più comuni è quella rivolta alla definizione delle materie prime.

Per facilitare la comprensione di questo processo preventivo ad una qualifica fornitori segnaliamo degli step importantissimi:

  • Lista delle Materie prime, food e no food, per i processi produttivi;
  • Definizione delle caratteristiche delle materie prime;
    • Caratteristiche fisiche;
    • Chimiche;
    • Microbiologiche
    • Di Ricezione Stoccaggio Trasporto Lavorazione;
  • Analisi dei rischi sulle materie prime;
  • Creazione di schede di prodotto in ingresso che faciliteranno gli approvvigionamenti con i fornitori e  verifica in ingresso merci.

Che cosa significa tutto ciò?

In parole molto semplici: Avere sotto presidio le caratteristiche di queste materie in ingresso che ci necessitano per effettuare le lavorazioni e  produrre merce, standardizzata, cosi come da disposizioni del cliente e  delle norme.

Tutto ciò di ovvio aiuto alla qualifica dei fornitori, alla programmazione della produzione, ed agli approvvigionamenti in quanto avere una ‘lista della spesa’ efficace riduce le inefficienze sulle possibili problematiche commerciali di recepimento di una certe materia prima, senza definite caratteristiche, quindi un prodotto finale non sempre allineato agli standard che ci prefissiamo, andando in contro alla insoddisfazione della clientela che equivale perdita di fatturato.

Altro aspetto fondamentale è quello attribuito ai risparmi economici, in quanto questa definizione ci dà la possibilità di ricercare offerte in anticipo per prodotto che andremo a  produrre ed un più snello controllo merci in arrivo avendo definito contrattualmente con il fornitore i parametri e  le caratteristiche delle materie prime fornite.

Vuoi analizzare la tua catena di fornitura? La caratteristiche delle tua materie prime? Contattaci!!

Fonte Sistemi & Consulenze Food https://sistemieconsulenze.wordpress.com

Comunicare il Cibo

Comunicare il cibo, cambiando la prospettiva.

Comunicare il cibo come se dovessi fare un ritratto.

Sto gironzolando da giorni sulle pagine  web per monitorare la comunicazione attuale del cibo, a livello sia di immagine che di strategie.

Cibo argomento di una vastità infinita, grande business attuale, trend del momento, e anche grande problema mondiale, se si pensa che solo un terzo della popolazione ha accesso alle risorse alimentari che ne garantiscono ilComunicare il cibo sostentamento: sprecato, contaminato, a km zero, sofisticato, biologico, sostenibile e chi più ne ha più ne metta.

Come si può quindi raccontare attualmente il cibo?

Che sia una mela prodotta in maniera biologica  o un complicato piatto di nouvelle cusine?

Il ruolo principale della comunicazione era quello di far conoscere il prodotto che una azienda produceva. Con il tempo quel ruolo si è modificato diventando più strumento di plagio e di induzione di bisogni. Con il tempo però si sta sempre più assistendo a un risveglio del consumatore, a una presa di coscienza “del peso delle proprie scelte”, a una maggiore consapevolezza e conseguente rifiuto dei messaggi di una  comunicazione “ingannevole”.

Per questo le vecchie tecniche di comunicazione diventano sempre più inutili e devono subire una trasformazione, un evoluzione, occorre un cambio reale di prospettiva e di proposta. Deve finire l’ostinata lotta alla caccia del nuovo cliente, o realisticamente, visto che poi le aziende vogliono ampliare il proprio parco clienti, si deve cominciare a comprendere che questo punto non può essere l’unico obiettivo della comunicazione.

Il consumatore oggi è più consapevole del peso delle sue scelte. Se è quindi vero che la comunicazione viaggia ancora su canali persuasivi, talvolta anche funzionanti, si vedano le attuali campagne, ad esempio, della birra sia Italiane che estere, è indubbiamente il momento di creare un percorso parallelo che parli a questi nuovi consumatori consapevoli.

Un aspetto fondamentale è anche quello relativo alle politiche,  alla progettazione ed al miglioramento dei prodotti da parte delle aziende tramite investimenti in ricerca e  conformità nonché certificazione a  standard relativi a lla Sicurezza ed Igiene alimentare, tracciabilità,  alle performance Ambientali, etiche sostenibili,…

Personalmente ritengo indispensabili i seguenti punti per realizzare una comunicazione efficace e vincente nel settore food:

  • Un piano di comunicazione organico e integrato con il piano marketing ed operativo dell’azienda.

Chi comunica deve conoscere come “funziona” l’azienda, quali sono le fasi di produzione, le criticità, i plus, le materie prime utilizzate, da dove vengono, chi le lavora, con quali macchinari ect. Partendo da una visione olistica dell’azienda e non più settoriale.

Discorso che può far esclamare: è ovvio! Purtroppo nella pratica non accade questo, i vari organismi dell’azienda, lavorano separatamente e cmq se anche lavorano insieme non accade quasi mai in maniera continuativa.

  • La comunicazione deve essere coordinata e programmata nel tempo:

ovvio anche questo, ma nella realtà la comunicazione food viene realizzata a spot estemporanei, che tengono presente non tanto l’identità dell’azienda e del prodotto ma il fine per cui la comunicazione viene pensata e realizzata. Se si pensa al recente evento di Expo Italia, si potrà ricordare come tutta la comunicazione fosse indirizzata al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita!” e, se si è analizzata in maniera approfondita la  questione, si dovrà ammettere che spesso l’identità aziendale o del prodotto era molto penalizzata, alcune volte addirittura incastrata e schiacciata nel tema principale.

Raccontare il prodotto, l’azienda, il suo passato, il suo presente e il suo futuro, in maniera reale e coerente quindi, declinando non oltre il necessario alle varie campagne da sviluppare.

  • Far emergere le peculiarità del prodotto con una comunicazione personalizzata:

Ovvio anche questo. L’omologazione di questi tempi invece è a livelli inimmaginabili.

Fotografie tutte uguali, ad esempio, quasi non guardate, ne scelte, claim che hanno più o meno tutti gli stessi contenuti a seconda del target da colpire, colori di moda da tener presente, mode omologanti scelte per mancanza di creatività, e soprattutto troppo spesso una incapacità del comunicatore di vedere il futuro dell’azienda e del prodotto: cosa verrà dopo partendo da questa comunicazione? E se da una parte si tende a dire che omologando si riesce a soddisfare gran parte del mercato, è anche vero che si perdono tutte quelle peculiarità che di fatto rendono un qualsiasì prodotto vincente.

Rivolgersi a persone competenti e professionali:

professionisti e team collaudati con diverse competenze che lavorando insieme riescano a creare progetti funzionali e specifici per le aziende.

L’improvvisazione che riscontro purtroppo continuamente alle fiere di settore, nei grandi eventi, ma anche visitando le aziende, è indubbiamente il male peggiore della comunicazione attuale e colpisce un po tutte le realtà: dalle piccole aziende a quelle più grandi.

Si improvvisano campagne, loghi, immagini coordinate, stand, video, fotografie,  video, fenomeno dovuto a una visione non organica della comunicazione, spesso affidata al  miglior preventivo, o al professionista del momento.

Come realizzo le mie immagini seguendo le linee guide precedenti?

Quando sviluppo un progetto le immagini hanno un ruolo fondamentale, che si tratti di fotografie o video. Il mio approccio fotografico e narrativo si sviluppa su tutti i punti precedentemente elencati, e si evolve ampliando il panorama percettivo attraverso una tecnica che chiamo “sensoriale”, dagli studi che ho fatto sul marketing classico sensoriale, ovviamente anche qui, ribaltando il concetto: non cerco di stimolare i sensi dell’eventuale cliente ma con delle tecniche, testate negli anni, stimolo i miei per creare fotografie “ritratto” del prodotto, luogo, servizio, azienda, che sto fotografando e che partono dalle emozioni che vivo. Niente di trascendentale, normale percezione sensoriale di cui tutti siamo dotati.

Immagini, quindi, molto mie, che raccontano il prodotto e l’azienda.

Realizzo “Ritratti di Food”, basati sulla conoscenza e l’esperienza di ciò che devo fotografare.

Assaggiare il cibo, godere dei suoi aromi, sono solo due degli step a me necessari per arrivare  a fotografare un prodotto.

Una preparazione artistica di anni mi da anche la possibilità di spaziare a 360 gradi nella sperimentazione e nella ricerca di inquadrature e illuminazioni particolari, senza improvvisazione ma coerentemente con il progetto da sviluppare.

Fonte:

www.vanessarusci.com

Formazione ed Addestramento Aziendale

Focus sul Processo di Formazione ed Addestramento Aziendale

E’ fondamentale per tutte le organizzazioni avere un buona procedura di formazione ed addestramento aziendale, perché, la Formazione ed addestramento aziendale rappresentano uno dei punti saldi per raggiungere eFormazione ed Addestramento Aziendale  mantenere la conformità legislativa e, per avviare un processo di miglioramento continuo.

Quindi, cosa molto importante, spostare il focus della formazione dal passivo ‘bisogno di un corso’ alla prevenzione tramite formazione delle inefficiente che possono sopraggiungere nelle organizzazioni, ed una risposta all’esigenza sempre più forte di personalizzare e contestualizzare i processi della formazione ed addestramento rispetto ai propri bisogni specifici, con l’obiettivo di essere sempre più competitive sul mercato attraverso la crescita delle proprie risorse interne.

Quali sono quindi i contenuti che dovrebbe contenere un efficace piano di formazione aziendale?

Di seguito le fasi:

  • Analisi dei fabbisogni formativi aziendali obbligatori, in caso di leggi e/o norme specifiche da rispettare;
  • Creazione di cartelle degli individui da formare con le proprie mansioni, scadenze,…
  • Individuazione delle risorse per la responsabilità, la docenza, l’organizzazione corsi rispettando le normative vigenti;
  • progettazione e pianificazione del materiale necessario alla formazione ed addestramento da effettuare, materiale sempre disponibile ai discenti;
  • Pianificazione degli incontri nell’arco dell’anno destinati alla formazione ed addestramento;
  • Effettuazione dei corsi come progettato e pianificato;
  • Test di verifica della formazione ed addestramento effettuato e dell’efficacia della formazione ed addestramento effettuato;
  • Monitoraggio continuo da inserire in eventuali verifiche su campo sull’efficacia dell’apprendimento delle procedure e regole trattate nella formazione ed addestramento.
  • Non conformità che possono provenire da lacune formative;
  • Azione correttive provenienti dalle lacune formative che vanno ad integrare l’analisi dei fabbisogni dell’anno seguente.

Quindi è chiaro che uno degli aspetti fondamentali per la crescita aziendale sia quello di progettare e  programmare la continua formazione delle risorse per poter responsabilizzare e  prevenire inefficienze aziendali.

Fonte: www.sistemieconsulenze.it

Sei interessato ad approfondire questa tematica? Vuoi creare o revisionare la tua proceduta sulla formazione? Contattaci!!!

La Validazione dei processi

La validazione dei Processi

La validazione dei processi è una insieme di procedure atte a garantire la sicurezza igienico sanitaria e la qualità di un prodotto e di un processo nella fase di produzione che avviene dopo aver effettuato una dovuta analisi dei La Validazione dei Processirischi.

L’ obiettivo della validazione è quello di ottenere evidenze documentate che un determinato processo è in grado di fornire costantemente un risultato conforme alle normative ed alle specifiche definite .

Le organizzazioni basavano i propri procedimenti produttivi su dati storici consolidati e tradizionali,  ma per il mercato odierno, e  per il continuo cambiamento tecnologico, vengono richieste evidenze  su dati oggettivi, che dimostrino che un determinato processo riesce a ottenere gli obiettivi dichiarati, conformità, ed in maniera costante nel tempo. Quindi è fondamentale dimostrare con evidenze l’efficacia dei processi, verificando la validità dei processi produttivi dal punto di vista della sicurezza alimentare del prodotto finito.

La Validazione dei processi deve contenere:

  • Analisi del rischio data dalla tipologia dei prodotti da salvaguardare;
  • Analisi del rischio data dalle attrezzature da utilizzare ed i prodotti;
  • Analisi del rischio data dai processi da effettuare;
  • Normative di riferimento con i dovuti limiti ed ulteriori disposizioni (Clienti, Norme, Disciplinari….);
  • Catena delle responsabilità e loro competenza (responsabili, Laboratori accreditati, strumentazione tarata);
  • Individuazione degli strumenti e delle prove da utilizzare per la validazione dei processi (termometri, prove analitiche,…)
  • Elenco delle procedure e tempistiche, pulizie, lavorazioni termiche, fisiche, chimiche, manutenzioni, formazione da effettuare per far si che i prodotti, utilizzando tali procedure non superino i limiti imposti dalle disposizioni di legge e nelle altre disposizioni adottate dall’azienda;
  • Validazioni delle prove effettuate, validazioni delle stesse secondo catena di responsabilità ed eventuali risoluzioni delle non conformità ed azioni di miglioramento;
  • Report di validazioni secondo evidenze.

Quindi è evidente che una validazione di un processo da la possibilità all’azienda di progettare, standardizzare,   monitorare un processo e prevenire le possibili criticità e di dare evidenze su procedure che garantiscono al cliente, in tutti i suoi livelli, che il prodotto sia conforme alle normative ed alle disposizioni contrattualizzate.

Fonte: www.salute.gov.it

Devi effettuare la validazione dei tupi processi o sei interessato ad approfondire questo tema? Contattaci!!!

Gluten Free

Le nuove Regole Gluten Free

Il glutine, fondamentale e potenzialmente dannosa per soggetti con celiachia o intolleranza a cereali e derivati, verrà definitivamente trattato con il Reg. (CE) 1169/2011 in quanto la sua assenza, gluten free, o presenza ridotta puògluten free essere a tutti gli effetti interpretata come utile per fasce sempre più ampie dei consumatori.

Quindi l’obiettivo fondamentale della Commissione è avere una etichettatura di semplice lettura e ugualmente univoca per tutti i consumatori. Implicitamente, la Commissione riconosce quindi la pervasività di tali allergie- intolleranze, e come standard la richiesta di informazioni in merito da parte dei consumatori. Tali aspetti non sono di poco conto, come sancito dal nuovo regolamento 828/2014, che conferma i valori soglia per definire un prodotto “senza glutine” o ancora, “a basso contenuto di glutine”
Il Food Information to Consumer Regulation (Reg. UE 1169/2011) stabiliva, peraltro, già l’obbligo dell’indicazione “positiva” del glutine (“contiene glutine”), all’articolo 9, in quanto allergene.

Nella comunicazione dell’ assenza di glutine,  non obbligatoria, sarà possibile indicare l’assenza o eventualmente la presenza ridotta di glutine, su base volontaria.

Come Comportarsi?

Fino ad oggi gli alimenti  potevano usare la menzione “gluten free, senza glutine”,  solo dietro registrazione apposita come alimenti dietetici, con le nuove normative sarà obbligatorio il rispetto del  Reg/Ce 1169.

Alimenti comuni e “vanto sulla salute”

La proposta contenuta nel RegCe 1169 e successivi atti delegati, come quello appena pubblicato (reg. 828/2014), consiste di fatto nello spostare gli alimenti senza glutine (<20 ppm) o a ridotto tenore di glutine (<100 ppm) nella categoria degli alimenti comuni.
Da un lato la previsione circa gli allergeni (che vanno comunicati a tutti i consumatori, come da reg. 1169); dall’altro, la previsione stessa del regolamento 1924 (a sua volta assunto nell’alveo del reg. 1169) in particolare al considerando 21, che prevedeva una futura armonizzazione UE per glutine e lattosio.

Tale proposta conseguentemente cancella la definizione di “prodotto dietetico” e riconduce la dicitura “senza glutine” ad una etichetta generica della normativa sull’etichettatura alimenti.

La recente storia dei prodotti per celiaci

Può essere utile ripercorrere la recente “storia” e inquadramento giuridico dei prodotti “senza glutine”o “a ridotto contenuto di glutine”. Il regolamento odierno porta infatti a compimento un processo normativo di revisione complicato da un lato dalla nuova normativa orizzontale sull’etichettatura, e dall’altro, dalla revisione circa le norme sugli alimenti destinati ad una alimentazione particolare, con una “sponda” nel campo dei claims sulla salute (come accennato sopra).

  • Il regolamento (CE) n.41/2009 della Commissione stabiliva norme armonizzate in tema di informazioni da fornire ai consumatori sull’assenza di glutine («senza glutine») o sulla sua presenza in misura ridotta («con
  • contenuto di glutine molto basso») negli alimenti. Qui sono stabilite le soglie a 20 ppm e 100 ppm (adatta anche per soggetti non celiaci ma intolleranti al glutine).
  • Nel quadro della revisione della normativa sui prodotti alimentari destinati a un’alimentazione particolare è stato poi approvato il Regolamento Ue 609/2013 (che definisce le prescrizioni in materia di composizione e di informazione per gli alimenti destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia, agli alimenti a fini medici speciali e ai sostituti dell’intera razione alimentare giornaliera per il controllo del peso). I prodotti senza glutine che, prima dell’approvazione del Regolamento n.609/2013 venivano considerati prodotti destinati ad alimentazione particolare (“dietetici”), sono stati esclusi da questo ambito perché il legislatore Ue ha scelto di disciplinarne la presentazione e l’etichettatura all’interno del Regolamento Ue n.1169/2011 (Fic – Food information to consumers), il quale stabilisce semplicemente quali informazioni sugli alimenti devono essere fornite ai consumatori. Questo comporta che le norme in vigore sui prodotti senza glutine e con contenuto di glutine molto basso (Reg. Ce n.41/2009) devono essere abrogate e trasferite all’interno del Fic prima dell’entrata in vigore del Regolamento Ue n.609/2013 (cioè entro il 20 luglio 2016), ma con la garanzia che i consumatori continuino ad essere correttamente informati e non siano indotti in errore o confusi dalle informazioni sull’assenza di glutine o alla sua presenza in misura ridotta negli alimenti fornite dagli operatori del settore alimentare.
  •  Il Regolamento delegato (Ue) n.1155/2013 della Commissione ha di fatto dato potere alla Commissione di adottare atti delegati proprio circa le modalità di indicazione del glutine (ha aggiunto la lettera d) al par. 3 dell’articolo 36 del Reg. UE 1169/2011: la lettera d) riguarda le informazioni sull’assenza di glutine o sulla sua presenza in misura ridotta negli alimenti). La modifica dovrebbe consentire alla Commissione di stabilire condizioni uniformi in merito all’assenza di glutine o alla sua presenza in misura ridotta negli alimenti che possono essere fornite dagli operatori del settore alimentare.

Le novità ed i dubbi

Di conseguenza, il 30 luglio 2014 la Commissione ha pubblicato il Regolamento 828/2014, per dare pieno compimento ai passaggi normativi previsti (“Regolamento “relativo alle prescrizioni riguardanti l’informazione dei consumatori sull’assenza di glutine o sulla sua presenza in misura ridotta negli alimenti”).

A parte le soglie, che sono confermate (20 ppm e 100 ppm), la Commissione riconosce che l’avena sembra essere un cereale privo degli effetti negativi del glutine, almeno per gli intolleranti (ma non per i celiaci!) sebbene servano ulteriori studi.

Inoltre, viene chiarita la fondamentale differenza tra alimenti naturalmente privi di glutine (per i quali sembra facile arrivare a valori non oltre i 20 ppm) e invece alimenti contenenti naturalmente glutine, ma di questo privati (che sembrerebbero più adatti per prodotti soltanto “ a basso tenore di glutine”).

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Fonte: www.celiachia.it

I Moduli Volontari BRC

Moduli  Volontari BRC

In aggiunta allo standard di base  BRC Global Standard sono stati progettati una serie di moduli aggiuntivi volontari, lo scopo di questi dei moduli volontari BRC è quello di:

  • Contribuire a ridurre le spese per le  verifiche (e quindi i costi di audit) includendo requisiti che storicamente richiedono un controllo separato;
  • Soddisfare le esigenze specifiche dei clienti o aree geografiche;
  • Valutazioni di particolari processi ( Es commercializzazioni di prodotti, valutazione di Feed).

I nuovi moduli volontari BRC  saranno sviluppati per tutta la durata dello Standard,  sono disponibili tramite BRC partecipare, o scaricando gratuitamente il BRC Bookshop.Moduli Volontari BRC

Come funzionano i Moduli Volontari BRC?

L’adozione del modulo volontario è facoltativa ma l’azienda deve notificare all’ organismo di certificazione scelto anticipatamente della verifica BRC Global Standard già programmata.

I requisiti BRC standard ed i moduli volontari vengono auditati  insieme alla normale verifica BRC (può essere aumentata la durata complessiva della revisione in funzione del numero di requisiti nel modulo volontario).
Le non conformità sia per il BRC standard sia per il modulo verranno identificate durante l’audit. Tuttavia le non conformità, rispetto ai requisiti del modulo volontario , non verranno incluse nella valutazione della classificazione per Lo Standard BRC, per i moduli volontari non vi à  grading del modulo.

Quali sono le tipologie di Moduli Volontari Brc?

  • La prima tipologia è quella relativa ai moduli pubblici che sono registrati sul rapporto di audit BRC e visibili nella sezione pubblica del Direttorio BRC.
  • La seconda tipologia invece è quella per i moduli privati che si riferiscono ai requisiti di una società o clienti specifici e sono stati caricati a una sezione separata della Directory BRC che è visibile solo per il sito controllato e, se del caso, il cliente specifica.

I Moduli Volontari Brc:

Modulo 8: Trader Good
Modulo che certifica l’azienda Food per la vendita di prodotti che vengono acquistati e conservati presso il proprio sito sito prima della vendita , ma che non sono stati prodotti, una sorta di Broker per le aziende di commercializzazione.

Modulo 9: Material For Animal Feed
Questo modulo è applicabile ai produttori di alimenti la cui produzione principale è la produzione di prodotti alimentari destinati al consumo umano. Il campo di applicazione del modulo copre tutti i prodotti alimentari, sottoprodotti o scarti di lavorazione, che non sono più destinati al consumo umano e che sono forniti direttamente o indirettamente, per l’uso nella catena alimentare animale d’allevamento.

Modulo 10: GLOBAL G.A.P. Chain Of Custody
Questo modulo è stato sviluppato in associazione con Global G.A.P. per consentire ai produttori alimenti di applicare la catena di custodia come avviene nel Global Gap.

Modulo 11: Meat Supply Chain Assurance
Questo modulo è applicabile agli impianti di lavorazione della carne che desiderano dimostrare ai clienti una maggiore trasparenza delle loro catene di approvvigionamento di carne e la verifica di autenticità. Esso comprende una verifica approfondita della tracciabilità della filiera della carne e dei processi per evitare la contaminazione tra le specie di carne.

Modulo 12: Prodotti Gluten Free
Questo modulo è applicabile ai produttori di alimenti che producono gli alimenti senza glutine, in conformità con l’Associazione delle Società europee celiaci (AOECS) standard.

Cultura Eccellenza: Food Culture 
Valutazione della cultura della sicurezza alimentare dei siti che forniscono un punteggio  della cultura della sicurezza alimentare Persone, Processo Finalità e proattività per consentire l’identificazione e la misurazione di miglioramento.

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Fonte: www.brcglobalstandards.com

Novità Formazione RSPP

Novità Accordo Stato Regioni 2016 Formazione RSPP

L’ accordo stato-regioni del 7 Luglio 2016 modifica la gestione della formazione sia per i corsi di Formazione RSPP/ASPP sia la gestione dei corsi lavoratori e nell’individuazione delle associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, gli organismi paritetici e gli enti bilaterali. Ristruttura e puntualizza in via definitiva che cos’è l’ e-learning e come va erogata la formazione.

Definizione dei corsi di formazione e individuazione dei soggetti formatori

L’art. 32 del d.lgs. n. 81/2008 rinvia per l’individuazione dei contenuti dei percorsi formativi all’accordo sancito il 26 gennaio 2006 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome Formazione RSPPdi Trento e di Bolzano, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14 febbraio 2006, e successive modifiche (di seguito indicato come accordo Stato – Regioni del 26 gennaio 2006 ).
L’accordo Stato – Regioni del 26 gennaio 2006 ha introdotto un processo di formazione specialistica molto impegnativo e comunque tale da richiedere una complessa organizzazione e gestione dei corsi, in tale contesto vengono  anche revisionati  gli accordi del 21 dicembre 2011 (ex artt. 34 e 37 d.lgs. n. 81/2008) relativamente alla formazione in modalità e-learning. Di conseguenza, l’ allegato II al presente accordo sostituisce l’ allegato II agli accordi del 21 dicembre 2011.
Si precisa che i corsi in modalità e-learning sono da ritenersi validi solo se espressamente previsti dalle norme e con le modalità disciplinate dal presente accordo.

Il libretto formativo del cittadino

L’accordo individua – in allegato IV – un modello utile alla tenuta della documentazione relativa all’avvenuta formazione. Ciò allo scopo di favorire la corretta tenuta della documentazione stessa e, al contempo, permettere che, in caso di mutamento di lavoro, il datore di lavoro possa avere rapidamente contezza della formazione già effettuata dal soggetto.

Le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, gli organismi paritetici e gli enti bilaterali possono effettuare le attività formative e di aggiorna mento direttamente o avvalendosi di strutture formative di loro diretta ed esclusiva emanazione (prevalentemente o totalmente partecipate). Si ritiene che il requisito principale che tali Organismi ed Enti devono soddisfare sia la rappresentatività , in termini comparativi sul piano nazionale, delle associazioni sindacali dei dato ri di lavoro e dei prestatori di lavoro che la costituiscono, che per costante giurisprudenza deve essere individuata attraverso la valutazione globale dei seguenti criteri:

  1. consistenza numerica degli associati delle singole OO.SS.;
  2.  ampiezza e diffusione d elle strutture organizzative;
  3. partecipazione alla formazione e stipulazione dei contratti nazionali collettivi di lavoro;
  4. partecipazione alla trattazione delle controversie di lavoro

I suddetti criteri devono essere soddisfatti anche dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori che decidono di effettuare le attività formative e di aggiornamento.

Requisiti dei Docenti

I corsi devono essere tenuti da docenti in possesso dei requisiti previsti dal decreto interministeriale 6 marzo 2013, emanato in attuazione dell’articolo 6, comma 8, lettera m – bis), del d.lgs. n. 81/2008., secondo le modalità:

  • Modulo A : 28 ore ( aula/e-learning )
  • Modulo B : 48 ore + Moduli B Specializzazione Agricoltura – Pesca 12 ore Cave – Costruzioni 16 ore Sanità residenziale 12 ore Chimico – Petrolchimico 16 ore
  • Modulo C 24 ore

L’obbligo dell’aggiornamento per RSPP e ASPP si inquadra a pieno titolo nella dimensione della life long learning cioè della formazione continua nell’arco della vita lavorativa .
Le ore minime complessive dell’aggiornamento sono fissate in base al ruolo svolto e sono rispettivamente: – ASPP: 20 ore nel quinquennio – RSPP : 40 ore nel quinquennio ( aula/e-learning ).

Requisiti dei docenti nei corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro

In tutti i corsi obbligatori di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, fatti salvi quelli nei quali i requisiti dei docenti siano già previs ti da norme specifiche, i docenti devono essere in possesso dei requisiti previsti dal decreto interministeriale 6 marzo 2013, emanato in attuazione dell’articolo 6, comma 8, lettera m – bis), del d.lgs. n. 81/2008 , entrato in vigore il 15 marzo 2014.
Nelle aziende inserite nel rischio basso , così come riportato nella tabella di cui all’ allegato I dell’accordo del 21 dicembre 2011 , è consentito il ricorso alla modalità e-learning, nel rispetto delle disposizioni di cui all’Allegato II, per l’erogazione della formazione specifica dei lavoratori di cui all’accordo sancito sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano nella seduta del 21 dicembre 2011 relativo alla individuazione dei contenuti della formazione dei lavoratori, dei dirigenti e dei preposti.
Il presente accordo entra in vigore decorsi 15 giorni dalla data di pubblicazione. In fase di prima applicazione e comunque non oltre dodici mesi dall’entrata in vigore del presente accordo, possono essere avviati corsi di formazione per responsabili e addetti del servizio di prevenzione e protezione rispettosi dell’accordo Stato – Regioni del 26 gennaio 2006.

Fonte: www.portaleconsulenti.it

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