Gestione macchine ed attrezzature

Gestione macchine ed attrezzature: approccio sistemico

La Gestione Macchine ed Attrezzature requisito fondamentale in quanto ogni azienda utilizza gli strumenti di lavoro che più ritiene idonei alla propria attività; rientra nei costi di azienda il loro acquisto, che quasi sempre viene, meno spesso viene budgetizzato il mantenimento della loro efficienza, funzionalità e sicurezza. Eppure un’azienda potrebbe beneficiare molto trattando con un approccio sistemico macchine ed attrezzature.

Ma come applicare i requisiti di un sistema di gestione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro per il parco macchine/attrezzature aziendale? Andremo a confrontarci con i requisiti della norma BS OHSAS 18001:2007, ad oggi l’unica norma certificabile in tema di safety[i].

PIANIFICAZIONE

Partiamo dall’acquisto di un nuovo strumento di lavoro. La legislazione relativa alla sicurezza sul lavoro è chiarissima: il datore di lavoro dovrà confrontarsi a questo riguardo con gli artt. 71 e 15 del D. Lgs 81/2008; in particolare l’acquisto della macchina/attrezzatura andrà pianificato considerando le normative relative alla nuova direttiva macchina (si ricorda a tal proposito che oggi nessuna macchina può essere immessa sul mercato se non rispondente al D. Lgs 17/2010, anche se venduta usata e costruita prima di tale legislazione), andrà scelta sulla base di principi ergonomici e di rischi già presenti in azienda (spazi, rumore, atmosfere esplosive, eventuali altre interferenze).Gestione Macchine ed Attrezzature

Una volta acquistata ci saranno dei controlli da fare:

  • Presenza di dichiarazione di conformità del costruttore con riferimenti alle norme tecniche relative
  • Marcatura CE riportata in modo non eliminabile su attrezzatura, eventuale packaging, manuale di istruzione
  • Presenza documentazione della macchina (manuale di uso e manutenzione comprendente anche l’analisi del rischio da parte del costruttore)
  • Installazione in conformità alle istruzioni di uso
  • Collaudo di sicurezza per assenza di vizi palesi di funzionamento, registrato in concomitanza con il collaudo funzionale

Alla conclusione della fase di acquisto ed installazione, il datore di lavoro dovrà provvedere all’individuazione dei pericoli e valutazione dei rischi, prendendo come base di riferimento l’analisi riportata nel manuale de costruttore e declinando tale analisi secondo le proprie attività, integrando il Documento di Valutazione dei Rischi – DVR con le conclusioni di tale processo di valutazione.

Secondo la norma BS OHSAS 18001:2007 (riportante requisiti per un sistema di gestione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro) tutte le attività effettuate fino a qui sono da compiersi secondo i requisiti del punto 4.3.1 “Identificazione dei pericoli, valutazione dei rischi e individuazione dei sistemi di controllo”, appartenente al quadrante “Plan” del cerchio di Deming.

Nel caso di macchine/attrezzature/impianti già esistenti in azienda, il lavoro da effettuare per la “pianificazione del sistema” è quello di creare un elenco dove si andrà ad individuare le macchine dotate di marcatura CE e quelle costruite/immesse sul mercato/messe a disposizione in assenza di legislazione di recepimento delle direttive comunitarie di prodotto (pre-ce cioè prima del 1996).

Per la “macchine pre CE” sarà necessario effettuare il confronto con i requisiti contenuti dall’Allegato V del D. Lgs. 81/2008 per determinare se tali strumenti di lavoro possano essere considerate conformi ai requisiti essenziali di sicurezza – RES al tempo della loro costruzione/immissione sul mercato/messa a disposizione dei lavoratori; gli eventuali gap andranno colmati e dichiarati conformi dal datore di lavoro (non necessariamente con una perizia giurata). Solo dopo tale attività, si potrà procedere alla valutazione dei rischi residui, anche alla luce delle migliorie apportate.

Appartiene a tale fase anche la raccolta di tutta la documentazione relativa alle macchine/attrezzature; a tal proposito ricordiamo che, mentre le “macchine CE” devono essere immesse sul mercato con manuale di uso e manutenzione predisposto dal costruttore sulla base dei requisiti indicati dalla direttiva macchine vigente al momento dell’acquisto, le “macchine pre CE” non sottostavano a tale obbligo; in assenza di manuale di uso e manutenzione, il datore di lavoro dovrà adoperarsi di più nella pianificazione della manutenzione, che tratteremo più avanti.

ATTUAZIONE

Nei sistemi di gestione la fase successiva alla “pianificazione – plan” è “attuazione – do”, cioè si andrà ad applicare ciò che si è pianificato. In particolare nei sistemi di gestione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, la fase di “attuazione” riguarda l’applicazione di tutte quelle misure di presidio del rischio senza le quali il rischio sarebbe non accettabile (misure di prevenzione, protezione, istruzioni di lavoro, manutenzioni, risorse formate, …)

Focalizzandoci sulla macchine ed attrezzature, per questa fase sarà necessario quindi:

  • sulla base rischi risultanti dalla fase di pianificazione individuare le necessarie competenze delle risorse umane adibite all’uso della macchine ed attrezzature, predisporre il piano di formazione di tal risorse, e formare ed addestrare le risorse umane che saranno addette all’uso, e le risorse addette alla manutenzione di macchine/attrezzature.

Un inciso: una delle mancanze più frequenti in questo ambito è relativa alla non predisposizione della valutazione dei rischi per le attività di manutenzione delle macchine/attrezzature, che dovrà essere ovviamente differenziata da quella per l’uso, ed effettuata anche se i manutentori sono esterni all’azienda (cft art. 26). Da qui discende che l’attività di individuazione delle competenze necessarie andrà fatta anche per le risorse dedicate alla manutenzione; le risorse umane andranno formate oppure, se esterne, sarà necessario richiedere al fornitore le evidenze di tali requisiti (es:qualifica PES/PEI).

La formazione delle risorse dovrà essere prevista in aula ma soprattutto “on the job” come addestramento, in modo da poter valutare sul campo l’efficacia del training al fine di una corretta applicazione delle misure di sicurezza. Come richiesto dal punto 4.4.2 della BS OHSAS 18001, di tali attività dovranno essere conservate le registrazioni

  • Applicare il piano di manutenzione messo a punto sulla base delle istruzioni del costruttore (macchine CE) e della valutazione del rischio residuo (macchine pre CE), al fine di poter mantenere nel tempo l’efficienza e la sicurezza della macchine ed attrezzature; tale piano andrà diffuso al reparto interno o fornitore esterno addetto alla manutenzione; le registrazioni andranno conservate.

Dell’attività di manutenzione ordinaria, è importante sottolineare i controlli da effettuare all’inizio di ogni turno/giornata riguardo le protezioni e le misure tecniche adottate per la sicurezza delle macchine/attrezzature, come dispositivi di comando ed arresti di sicurezza, microinterruttori, barriere ottiche, schermi, … Tale attività sarà preferibilmente affidata al preposto (capolinea, capoturno, responsabile reparto) o comunque ad un operatore esperto

  • Individuare e testare tutte le possibili emergenze conseguenti dall’uso della macchine/attrezzature, o che potrebbero avere origine esternamente alle macchine, nelle loro vicinanze e che potrebbero avere impatto sulle stesse o sulle risorse che vi lavorano (esplosioni, incendio, blackout, sversamenti), in ottemperanza al punto 4.4.7 della norma BS OHSAS 18001:2007

MONITORAGGIO

Nei sistemi di gestione, non è sufficiente “pianificare ed attuare”, ma è necessario monitorare che quel che si era pianificato è stato applicato ed ha reso gli obiettivi desiderati (fase di “CHECK”).

Facendo riferimento alla norma BS OHSAS 18001:2007, i puti del monitoraggio sono fondamentali per definire se la pianificazione ha dato i suoi frutti.

In particolare le azioni da mettere in campo sono:

  • Pianificazione ed effettuazione di audit interni periodici, improntati al verificare l’applicazione delle prassi corrette di uso delle macchine/attrezzature. Si sottolinea che gli audit interni devono essere condotti da personale (interno o esterno) qualificato, con competenze specifiche di settore e di schema, e soprattutto indipendente rispetto l’attività verificata (chi fa, non verifica!)
  • Effettuazione di monitoraggi periodici da parte dei preposti sull’uso dei DPI da parte dei lavoratori, sull’efficacia delle protezioni, sull’efficienza della macchina
  • Monitoraggi sul rumore delle macchine
  • Monitoraggi sulle performance di eventuali aspirazioni con campionamenti ambientali
  • Monitoraggi sulla corretta effettuazione della manutenzione prevista e registrazione della stessa

RIESAME

La fase ultima di ogni sistema è la fase di “ACT”, nella quale si confrontano i dati raccolti nella fase di monitoraggio e si confrontano con quelli pianificati. Questo fondamentale momento è la chiave del miglioramento continuo, quando la direzione aziendale ha in mano tutti i dati per capire in modo oggettivo se il sistema sia efficace a raggiungere gli obiettivi pianificati, o sia necessario aggiustare il tiro e attuare decisioni basate sui dati di fatto ottenuti.

Per le macchine/attrezzature, questa è la fase di “riallineamento” dei piani di formazione e manutenzione rendendo possibili anche risparmi sulla maggiore efficienza delle macchine, ripianificazione di audit mirati, budgettizzazione di fermi macchine per manutenzioni straordinarie o migliorie.

Fonte: Sistemi & Consulenze

[i] Si evidenzia che non esiste traduzione ufficiale della norma BS OHSAS 18001:2007, esistente solo in inglese; i termini italiani utilizzati nel presente documento sono da ritenersi la migliore traduzione possibile, ma non ufficiale

Gli Strumenti di Misura

Strumenti di Misura Aziendale

Fogli carte manuali, un casino, la gestione delle scadenze relative alle tarature ed alle verifiche degli strumenti di misura aziendale presenti in azienda, soprattutto quelli che controllano i punti critici, spesso diventa un dramma.

Quali sono gli strumenti di misura aziendale da monitorare verificare e  tarare?

Sono tutte le strumentazioni che gestiscono, quindi che possono influenzare, i punti di controllo del prodotto, non necessariamente del CCP, pesi, controlli ottici, temperature, presenze metalli o corpi estranei, sensori di gas, AW – PH, calibri…., senza i quali non si può dare evidenza che si ‘assicurino’ aspetti sia legati alla sicurezza alimentare del prodotto, sia legali e contrattuali con il cliente.

Poche regole per una gestione efficace!

A – Visionare lo strumento ed il proprio manuale di uso e  manutenzione;

B – Effettuare un’analisi dei rischi valutando quanto impatto abbia l’uso o il malfunzionamento dell’attrezzatura sulla Sicurezza, Qualità e  Legalità del prodotto;Strumenti di Misura Aziendale

C – Definire un elenco dove indicare, l’attrezzatura, la collocazione, uso, l’eventuale indicazione, l’ultima taratura e  la periodicità d’effettuazione;

D – Definire i ruoli di responsabilità di chi effettua la taratura, se esterno qualifica del fornitore e definizione delle competenze, se interna formazione specifica e  verifica della procedura;

E –  Definire delle regole per la manutenzione e  pulizia delle attrezzature, infatti molte di essere devono non essere spostate o movimentazioni non consentite possono starare tali apparecchiature;

F – Validazione interna da parte del responsabile dell’effettiva avvenuta taratura.

Differenza tra Calibrazione e Taratura

  • La taratura è un’operazione che permette di definire le caratteristiche metrologiche di uno strumento, allo scopo di definirne la precisione.
  • La calibrazione ha come obiettivo quello di rendere lo strumento più accurato e spesso, conseguentemente, migliorarne la precisione (in particolare nella strumentazione a lettura diretta).

In altre parole, la prima fa una “fotografia” dello strumento, la seconda cerca di migliorarne le caratteristiche.

Facciamo un esempio:

la taratura di una bilancia permette, in seguito all’analisi del relativo rapporto, di capire con quale incertezza le sue misure sono attendibili;

la calibrazione di una bilancia permette di ridurre gli errori d’accuratezza, e conseguentemente migliorare la sua incertezza strumentale.

Fonte: Sistemi & Consulenze

Defibrillatori ancora un rinvio!

Defibrillatori, scatta il rinvio a luglio 2017: migliaia di persone perderanno la vita.

È successo ancora: è arrivata l’ennesima proroga all’entrata in vigore del decreto Balduzzi relativo all’obbligo della presenza dei defribillatori nei luoghi pubblici. Purtroppo la notizia è stata confermata.

“Purtroppo” perché da oggi al 30 luglio 2017 continueranno a morire di arresto cardio-circolatorio migliaia di persone. In Italia,Defibrillatori infatti, sono circa 60.000 all’anno le vittime di arresto cardiaco. Una ogni mille abitanti. Una ogni circa 8 minuti.

Forse, il Senatore Franco Panizza, firmatario dell’emendamento che ha fatto slittare di altri 6 mesi l’entrata in vigore del decreto, non è al corrente di questi dati.

“La commissione bilancio del Senato ha approvato un mio emendamento al decreto terremoto che proroga fino a luglio 2017 l’entrata in vigore del decreto Balduzzi sull’obbligo dei defibrillatori e di personale autorizzato al loro utilizzo per il mondo del volontariato sportivo” – ha dichiarato.

Questa è la quarta volta che viene prorogata la sua entrata in vigore: è la quinta scadenza fissata. Il decreto ministeriale del 24 aprile 2013, infatti, aveva fissato al 20 gennaio 2016 il termine ultimo per dotarsi di un DAE. La scadenza, poi, venne fatta slittare dapprima al 20 luglio 2016, poi al 30 novembre 2016, al 1° gennaio 2017 ed, infine, al 30 luglio 2017.

Con questo ulteriore rinvio, il decreto Balduzzi viene, per l’ennesima volta, violentato nella sua interpretazione originale. Negli impianti sportivi, difatti, non saranno presenti defibrillatori automatici esterni, se non grazie alla sensibilità di alcune realtà che hanno deciso di proteggere i propri atleti in caso di arresto cardiaco con l’installazione di tali dispositivi salvavita e facendo frequentare ai propri dipendenti e/o volontari dei corsi di primo soccorso per imparare ad effettuare le manovre salvavita (corsi BLS-D, Basic Life Support and Defibrillation).

L’associazione Emergency Live ha deciso di inviare una lettera aperta al Senatore del gruppo PATT, Franco Panizza. L’intento è quello di fargli comprendere le ragioni di quelle 400.000 persone che hanno sostenuto corsi di primo soccorso e che, quindi, sanno bene quanto sia importante agire presto e bene in caso di arresto cardiaco. Agendo in maniera tempestiva, infatti, è possibile abbattere del 50% il numero dei morti in Italia a causa dell’arresto cardiaco.

Fonte: Sistemi & Consulenze

L’igiene Prima di Tutto!!

L’igiene prima di tutto!

Assicurare un buono stato di igiene sia relativo ai locali, attrezzature e  macchinari, sia relativo al personale impiegato nelle produzione è un prerequisito per la sicurezza ed igiene alimentare richiesto dalle normative obbligatorie vigenti Reg Ce 852 – Reg CE 853 – FSPMA, sia dalle norme volontarie Iso/fssc 22000 che dagli standard internazionali BRC Sicurezza-alimentare.jpgIFS che trattano l’argomento con specifici ed approfonditi punti.

Spesso e  volentieri le organizzazioni seppur ben soffermandosi sugli aspetti strutturali, dei macchinari e  delle attrezzature, trattandoli con specifiche procedure, non danno la giusta attenzione ai
pericoli relativi agli operatori, ovvero quelli di una scarsa igiene o di comportamenti igienici scorretti che possano minare la sicurezza alimentare per la prevenzione di contaminazioni e  o prolificazione dannose agli alimenti.

Il primo passo, dopo ovviamente l’avvenuta ‘Analisi dei Rischi’, è quello relativo ed importantissimo della formazione delle risorse con la definizione delle responsabilità, dei comportamenti da tenere e dall’abbigliamento specifico da dover utilizzare, divieti di fumo e  di consumare cibi fuori dagli spazi consentiti.

Le procedure fondamentali relative alla prevenzione come minimo dovrebbero comprendere:

  • Il mantenimento di un alto stato stato igienico del personale relativamente ai capelli, barba, unghie, abbigliamento divieto di utilizzo di creme e profumi, divieto di fumo;
  • Procedure specifiche di lavaggio mani;
  • Procedure specifiche per l’individuazione e la vestizione e svestizione del personale a seconda delle aree di rischio;
  • Procedure specifiche al lavaggio degli indumenti;
  • L’approvazione dei materiali e le attrezzature utilizzate per le pulizie;
  • La verifica dello stato igienico tramite audit e prove analitiche;
  • Lo stato della salute del personale, tramite controlli preoperativi nei casi di malattia, o procedure di emergenze in caso di infortunio o incidente aziendale.

Non può non essere preso in considerazione il personale esterno visitatori, manutentori esterni, organi ufficiali , auditor,…, in quanto sono ingressi che possono contaminare un ambiente ‘protetto’, quindi è opportuno creare delle specifiche procedure per comunicare e  prevenire comportamenti potenzialmente pericolosi con:

  • L’invio di informative sulle disposizioni igieniche aziendali;
  • La firma dopo presa visione delle regole di ingresso aziendale, di un registro visitatori;
  • L’identificazione tramite badge dei visitatori sempre seguiti dal personale interno;
  • Il rispetto di tutte le normative igienico sanitarie aziendali.

Vuoi approfondire queste tematiche o vuoi effettuare una  valutazione di questo rischio? Contattaci!!

Fonte: http://www.sistemieconsulenze.it

La Sostenibilità Sociale

La Sostenibilità Sociale tra Consorzi e Cooperative Sociali

Che cosa è la Sostenibilità Sociale? E’ quando vuoi fare un qualcosa che vada al di là dei propri interessi economici, è quando la gioia di essere stato utile a  persone, spesso meno fortunate, e  di aver creato una struttura che possa essere a  sostegno del lavoro di tutti in un’unica direzione che si può ritenere soddisfatti e  felici.

Che cosa sono i consorzi

La Società consortile o consorzio è una società caratterizzata dal fatto che svolge la propria attività perseguendo fini consortili comuni, le Sostenibilità Socialenorme che disciplinano queste tipologie di società sono quelle che disciplinano le società commerciali e quelle che regolamentano il consorzio ovvero l’organizzazione che è possibile costituire, tra imprenditori operanti nello stesso ramo di attività, per per lo svolgimento di alcune fasi delle rispettive imprese.

Il consorzio è quindi un’aggregazione volontaria e legalmente riconosciuta che regola iniziative comuni per lo svolgimento di determinate attività di imprese o enti pubblici.

Chi siamo noi

Il consorzio COINTESO nasce nel febbraio 2012 con lo scopo di permettere alle 9 cooperative sociali di tipo b aderenti (ad oggi, febbraio 2017 – 13 cooperative), di perseguire con maggiore efficacia l’interesse generale della comunità, la promozione umana e l’integrazione sociale dei cittadini, attraverso lo svolgimento di attività agricole, commerciali, industriali e di servizi finalizzate all’inserimento lavorativo di persone in disagio psichico, fisico e sociale, ai sensi dell’art. 1 della L. 381/91.

Le Cooperative di tipo B

Le cooperative sociali sono imprese che nascono con lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini (art. 1 Legge 391/1991). Questo scopo è raggiunto attraverso le gestione di servizi socio-sanitari ed educativi e lo svolgimento di attività diverse, finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Le cooperative sociali di tipo B svolgono attività produttive finalizzate all’inserimento nel mondo del lavoro delle persone con svantaggi fisici o psichici, le ragazze madri, ex detenuti, ex tossicodipendenti, ecc.

La Nostra Mission

Il Consorzio  COINTESO nel rispetto delle diverse identità, storie e peculiarità delle cooperative aderenti , è luogo politico e operativo dove si favorisce la conoscenza reciproca, il confronto, la collaborazione, la progettualità comune e lo sviluppo della cooperazione di tipo “b”.

I nostri servizi

I servizi offerti sono quelli tipici della Manutenzione del Verde pubblico, Servizi di Igiene Ambientale, Servizi Cimiteriali, Servizi di Pulizia etc.

Trasparenza

Un fatturato in forte crescita negli ultimi 3 anni testimonia la solidità delle politiche economico e sociali intraprese e la vitalità di un comparto in crescita negli ultimi anni: COINTESO riassume nel perimetro Consortile oltre 600 dipendenti e più di € 10.000.000 di fatturato aggregato, nei primi mesi del 2017 il Consorzio ha raggiunto l’obbiettivo della Certificazione di Qualità Iso 9001:2015 per l’erogazione dei servizi.

Fonte: sistemieconsulenze.wordpress.com

IL PDCA NEL BODYBUILDING IRON STYLE

Mi ritrovo a ragionare, dopo tanti anni passati a provare svariati tipi di sport, più o meno agonistici dove ho raccolto successi, insuccessi, comunque sia un bagaglio notevole di esperienze, dati, feedback, quando ad un tratto la malattia della qualità ha preso il sopravvento e penso a come applicare Il PDCA nel Bodybuilding.

QUALITY HAS YOU!!!

Al di là degli sport tradizionali mi soffermerò sulla disciplina della cultura fisica o meglio del Bodybuilding, come ci si avvicina o ci siamo Il PDCA nel Bodybuildingavvicinati a questa disciplina? Le motivazioni possono essere svariate, dalla vera passione per l’estetica, alla sensazione di potenza che dà questo sport, a dover dimagrire, o dover migliorare, effettuare del potenziamento per un’altra attività, fino alle motivazioni più ‘tronistiche’ dell’aspetto fighetto di questa realtà.
In mezzo a questo turbine di motivazioni approfondirò gli aspetti più ‘agonistici’ delle motivazioni sopra scritte quindi parleremo di ragazzini/e, e non solo, che entrano in palestra affascinati dalle gare, dall’andare sul palco.. e svariati Trainer e Coach si apprestano a spiegare ed illustrare esercizi, protocolli e regimi alimentari.

GARA? Quindi Obbiettivo!!!

Obbiettivo fissato dunque o forse ancora troppo presto, un buon obbiettivo deve essere specifico e raggiungibile all’atleta, l’errore di un obbiettivo poco realistico potrebbe infatti portare al termine della ‘carriera’ sportiva dello stesso, quindi non può essere fissato senza un’approfondita analisi , buttiamo giù qualche punto:

  1. Stato di forma dell’individuo, atletico, grasso corporeo, predominanza fisica (RISORSE FISICHE)
  2. Anzianità d’allenamento forza, conoscenza esercizi (COMPETENZA)
  3. Allergie e Patologie
  4. Test di Valutazione sulla motivazione, capacità di adattamento, capacita di soffrire (RISORSE PSICOLOGICHE)
    Il tempo che si può dedicare all’allenamento (RISORSE TEMPORALI)
  5. La capacità di poter investire per palestre, impianti, integratori, coach (RISORSE ECONOMICHE)

Le risultanti dell’analisi effettuate mi daranno delle fondamenta solide su cui basare degli obbiettivi realistici raggiungibili per stilare un programma che può essere annuale, ma non solo, di allenamento, integrazione per l’atleta.

E la Politica?

Niente di più facile, la scelta di un’atleta relativa al suo impegno, dedizione, comportamenti più o meno natural e così via.

Ed adesso viene il bello!!!

Sarebbe molto facile no? Fosse finito così ed invece questo è solo l’inizio!! A questo punto ovviamente deve essere presa molto in considerazione la competenza del Coach, QUALIFICA FORNITORI, le evidenze che fornisce sul suo Background, esperienze, aggiornamenti, questo perché sulla base della sua ‘storia’ avrà non solo la capacità di effettuare l’analisi che abbiamo visto approfonditamente, ma saprà individuare degli SKILL, che serviranno per monitorare periodicamente le performance dell’atleta e saper come intervenire per applicare azioni correttive e preventive, dopo un’analisi delle cause, in ottica di miglioramento continuo.
Esempi di Skill:

  • Forza
  • Massa
  • Pliche (Tramite strumentazioni Tarate TARATURA DEGLI STRUMENTI)
  • Ritenzione
  • Psiche

Quindi possiamo dire che sulla base degli obbiettivi, e del programma intrapreso vengono fissati dei monitoraggi sempre più frequenti man mano che ci si avvicina ai periodi focus, gare, esibizioni, determinate le azioni correttive tipo, aumento di lavoro cardio, richiami di forza massa, periodi di scarico, modifiche alimentari, integrazioni, sale acqua, ecc…, per riportare l’atleta sui parametri che ci eravamo fissati, o comunque sia per migliorarli, ovvio che, aspetto che non poteva essere calcolato prima, si inizia a considerare anche la genetica.

Ma tutto ciò a cosa serve?

Serve a dare un approccio sistemico di raccolta di evidenze, che serviranno per poter affrontare gli anni, o le preparazioni successive, infatti al Focus, un’analisi di riesame saprà identificare le criticità/opportunità su cui lavorare, oltre che avere un trend importante del comportamento dell’atleta per gli allenamenti, esercizi, integratori, diete,…. .
In queste poche righe ho cercato di mettere ordine in qualitatese a ciò che fa un buon Coach senza entrare nello specifico e tecnico ma solo trattando leggermente un sistema di organizzazione..Buon IRON a TUTTI!!!

Fonte Il PDCA nel Bodybuilding: Sistemi & Consulenze

Introduzione al marketing online e al concetto di funnel

Introduzione al marketing online e al concetto di funnel

Oggigiorno, la maggior parte delle aziende trova i propri clienti online. Nel processo che trasforma i prospect in clienti, i potenziali clienti, chiamati in gergo lead,  attraversano diverse fasi, e nell’era digitale che stiamo vivendo l’ottimizzazione della strategia di marketing online è cruciale per la crescita di ogni azienda.

Tutti noi ci rivolgiamo continuamente alla rete per risolvere i nostri problemi e soddisfare i nostri bisogni di consumatori. Quando un potenziale cliente si imbatte nel tua azienda, la prima cosa che vede è spesso il tuo sito web, e questo è il primo passo verso la sua conversione a cliente.

Quindi, se vuoi attrarre nuovi clienti e chiudere più contratti, è essenziale concentrarsi su come convertire al meglio i visitatori del tuo sito web, evidentemente già interessati al tuo prodotto/servizio. Tuttavia, il 19.6% delle PMI europee afferma che la fase di conversione è il nodo più difficile da sciogliere. Ecco perché è importante strutturare in modo efficace e funzionale la propria strategia di vendita online.

Dovendo fornire una definizione essenziale, potremmo dire che il marketing online si riduce ad attrarre e conservare clienti attraverso il web. Ok direte voi, ma come fare? Partiamo dalle basi e vediamo quali attività possono aiutarvi ad ottimizzare la vostra strategia di marketing.

Attrarre e convertire potenziali clienti

In inglese si definisce funnel (imbuto) l’insieme dei passaggi strutturati da un’azienda al fine di far compiere ai clienti potenziali (lead, o prospect) una determinata azione, di solito sul proprio sito. Nella maggioranza dei casi quest’azione è un acquisto vero e proprio, ma potrebbe anche essere l’iscrizione ad una newsletter o la compilazione di un form di contatto.

Per inquadrare meglio questo concetto è utile tenere a mente la cosiddetta customer journey), ovvero la serie di azioni che i potenziali clienti dovrebbero compiere lungo il funnel.

Non hai molta familiarità col concetto di funnel? Pensi che la tua azienda non abbia nulla a che fare con questa roba? Pensaci meglio: semplici o complessi che siano, ogni azienda non può fare a meno dei seguenti processi:

  • Attrarre nuovo clienti potenziali
  • Trasformare le lead in clienti
  • Cercare di conservare i clienti ed incoraggiarli a comprare ancora

Quindi, perché parlare di online marketing funnel? Come già accennato prima, perché quasi tutte le aziende oggi fanno business online, ed è proprio qui che entra in gioco il concetto di funnel. Dal momento in cui un potenziale cliente entra in contatto con la tua azienda al momento in cui decide di comprare, il web e gli strumenti che mette a disposizione giocano un ruolo fondamentale per aumentare le vendite.

Innanzitutto: perché funnel? Perché come in un imbuto, il numero di potenziali clienti che procede effettivamente verso la fase d’acquisto diminuisce progressivamente rispetto al totale degli utenti attivi sul vostro sito. L’obiettivo è trasportare più utenti possibili dall’inizio alla fine del funnel.

Un funnel di marketing online si divide tipicamente in 4 fasi:

gestionale CRM per aziende, gestionale per mac, gestionale in italiano

  • Fase 1: Contatto/Interesse – inizio del funnel: questa fase è cruciale per generare interesse nella vostra azienda e brand awareness. Il 71% delle PMI afferma che il proprio sito internet è il loro canale marketing più importante. Per guidare i tuoi potenziali clienti al tuo sito web, puoi usare diversi strumenti: campagne email, annunci search o display.
  • Fase 2: Valutazione – metà del funnel: in questa fase si comincia a stabilire una relazione più stretta con il prospect, in virtù del maggior interesse che lo stesso ha dimostrato verso il nostro prodotto o servizio. In questa fase, è probabile che i prospect abbiano già raccolto informazioni sulla nostra azienda, ma al tempo stesso anche noi dovremmo essere in grado di stabilire come sono arrivati sul nostro sito web. A questo scopo due cose sono fondamentali: a) Impostare il tracciamento delle proprie lead attraverso tutte le campagne attive su ogni canale online, b)Convogliare i dati così generati in uno strumento per la gestione delle vendite come un gestionale aziendale CRM
  • Phase 3: Conversione – fondo del funnel: Finalmente, il momento dell’acquisto! A questo punto hai l’opportunità chiudere un nuovo contratto e trasformare i potenziali clienti in clienti soddisfatti. In questa fase sono numerose le attività che possono essere messe in atto per facilitare la chiusura: da campagne di remarketing indirizzate, ad esempio, a chi abbia già visualizzato la vostra pagina prezzi o funzionalità sul vostro sito internet, oppure inviando loro via email dei testimonial o dei casi di successo legate al vostro prodotto.
  • Fase 4: Conservazione e supporto – oltre il funnel: L’ultima fase va al di là del funnel in senso stretto. Perchè? Risposta ovvia: perché è molto più economico conservare un cliente che acquisirne uno nuovo. Perché non far leva su questa semplice considerazione e cercare di generare fatturato anche dai clienti esistenti? Il modo migliore per farlo è offrire un servizio clienti eccellente. Soprattutto nel mondo delle vendite online, quello che fa la differenza a livello di marketing è la vicinanza ed il supporto ai propri clienti.

Tenete traccia delle attività dei potenziali clienti lungo tutto il funnel.

Per trasformare una lead in un cliente, è necessario avere una visione chiara della fase in cui si trova lungo il funnel. Sono disponibili a ricevere maggiori informazioni sul vostro prodotto o servizio oppure è ancora troppo presto?

Per poter applicare un processo di questo tipo, è fondamentale tenere traccia il più precisamente possibile di ogni cliente in ciascuna fase del funnel, ed essere pronti a rispondere alle sue azioni con i riscontri adeguati, possibilmente automatizzando il tutto il più possibile. Se ad esempio un potenziale cliente compila un modulo di informazioni sul vostro sito, dovreste essere in grado di visualizzare ed aggregare in modo razionale e consultabile tutte le informazioni che vi fornisce, di inviargli almeno una prima mail di follow-up e di pianificare una chiamata o le azioni successive sulla base delle informazioni che avete a disposizione.

É molto importante che i contenuti che veicolate alle vostre lead siano adeguate alla fase del funnel in cui si trova: chi ad esempio si trova in una fase di valutazione non dovrebbe ancora ricevere informazioni relative ai vostri prezzi, potrebbe considerarle indesiderate e voi perdereste l’opportunità di farlo progredire verso la fase di conversione.

Nell’era digitale è essenziale reagire al mercato in modo veloce e flessibile: se pensate che sia facile adattarsi ai comportamenti di una vostra lead ed adattare le proprie richieste di conseguenze, pensate a cosa può voler dire farlo per tutti i visitatori del vostro sito web. Per questo è essenziale dotarsi degli strumenti adeguati per gestire questa mole di informazioni e metterle a profitto per l’azienda, ma senza che questo distragga risorse dalle vostre attività produttive. Soprattutto, è importante avere strumenti che vi permettano di concentrarvi sulle opportunità di vendita che hanno veramente valore per la propria azienda, tenendo traccia di quello che è stato fatto in relazione ad ogni trattativa commerciale, quando e da chi.

Non dobbiamo infatti dimenticare che, nel puzzle del marketing online, il reparto commerciale e la gestione delle vendite devono necessariamente andare a braccetto col marketing: anche la migliore strategia di automazione del marketing perde valore nel momento in cui i venditori non sono in grado di accedere alle informazioni raccolte e metterle a profitto del processo di vendita.