Prossima Frontiera Export USA

Export USA…Tu vo fa l’americano?

A l’America piace sempre di più l’Italia ed i suoi prodotti infatti l’ export USA vola!!!

Ma, l’aumento delle importazioni da parte degli stati US, ha portato pericoli statisticamente crescenti, ed una necessaria armonizzazione delle normative di controllo, non potendosi più accontentare degli standard privati per la sicurezza alimentare, BRC, IFS, FSSC, GAP, il Governo USA tramite FDA, ha ‘creato’ uno schema, per l’armonizzazione appunto dei controlli e della documentazione richiesta sulle merci  e sui fornitori in ingresso nel paese, pensionando il sistema HACCP, Hazard-Analysis and Control of Critical Points, aggiornandolo con il HARPC, HazardExport USA Analysis and Risk-based Preventive Controls for Human Food.

Il FSMA, Food Safety Modernization Act, si basa appunto sul sistema HARPC, un sistema di controlli e  validazioni più attivo reattivo focalizzato alla prevenzione e  non solamente alle azioni correttive per riportare situazioni con conformità, diventa fondamentale l’uso del prodotto dando un taglio ad analisi dei rischi fantomatiche basate solo su analisi analisi analisi di laboratorio.

In Europa si sa siamo molto bravi a  far casino, basti pensare che le linee guida dei PRP sono uscite lo scorso anno!! La dice lunga sulla marea di interpretazioni documentali, che i broker si trovavano a  dover comprendere!!

Dal punto di vista documentale c’è da dire che un’azienda certificata BRC IFS copre la gran parte delle richieste del Food Safety Plan, ma c’è un’organizzazione documentale unica, rilasciata direttamente da FDA, senza lanciarsi in creazioni creative assurde, e  l’identificazione e  formazione della figura del PCQI, Preventive Control Qualified Individual, responsabile della realizzazione del Plan e  della supervisione delle procedure.

Ovviamente questo nuovo regolamento non si applica a  tutte le realtà, ovvero rimangono esclusi i settori già normati.

In pratica il Food Safety Plan per l’export USA..

Dopo la registrazione triennale tramite sito di FDA, dove verrà inquadrata la ‘grandezza’ aziendale, i prodotti commercializzati in US e la figura dell’ US Agent si procederà con la redazione del Export USAPlan da parte del PCQI e  del Safety Team. Segue un breve sunto del Food Safety Plan per lo specifico prodotto da inviare con le dovute registrazioni entro 3  giorni dalla richiesta o preventivamente al broker/cliente:

  • Presentazione Aziendale , una sorta di analisi del contesto della realtà aziendale;
  • Food Safety Team, gruppo per la sicurezza alimentare comprensico di PCQI;
  • Descrizione del prodotto, caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche, shell life, uso, utilizzo, conservazione, trasporto, ingredienti, allergeni, claims,…
  • Diagramma di Flusso, Approvato dall’azienda e dal PCQI;
  • Analisi dei pericoli, Biologico, Chimico, Fisico, Economico;
  • Preventive Control, misure di controllo, PRP, GMP, CP, CCP…;
  • Process Preventive Control, i controlli di processo;
  • Allergen Preventive Control, controlli preventivi per la gestione del cross Contact degli allergeni, i big 8;
  • Sanitation Preventive Control, le misure di controllo della sanificazione;
  • Supply Chain Preventive Control, le misure di controllo per l’accreditamento dei fornitori, catena di custodia;
  • Recall Plan, piano di richiamo ritiro merci;
  • Registrazioni e Revisioni Piano.

Chiaro come tutto ciò sia simile a  ciò che avviene durante una verifica BRC IFS tranne che le normative applicate non si riferiscono  a  quelle Eu ma a  quelle US, ed è per questo che lo standard BRC ha formulato un modulo aggiuntivo BRC Ready per allineare le norme, visto che le linee del BRC 8 volgeranno all’ HARPC.

Vuoi approfondire le tematiche? Aprirti al mercato dell’ Export USA? Devi verificare lo stato del tuo adeguamento all’ HARPC? Devi Formare il PCQI? Contattai!!!

Fonte: Sistemi & Consulenze

 

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Sistemi & Consulenze La Qualità che non fa la Qualità

Sistemi di Gestione Inefficienti che non sono Sistemi

Quello attuale è un periodo di grandi cambiamenti, le aziende si trovano continuamente bombardate dalle richieste più disparate di un mercato molto frazionato.

Nell’area Food i mercati BRC, IFS, BIO, KOSHER, HALAL,…., impongono alti standard per la Sicurezza Qualità e  Legalità dei prodotti ed evidenze sempre più REALI.

REALI…Perchè utilizzare questa parola?

Perchè la nostra esperienza ci porta ad incontrare molte aziende, certificate con i su scritti schemi, dove in pratica il sistema è ‘montato’ solamente con una struttura direzionale basato su una vecchia ISO 9001.

I puristi ingegneristici della qualità per amore della qualità insorgeranno dicendo: ‘ma questi standards contemplano un concetto fortemente qualitatese!’

Si certo…., ma in visione ISO 31000 Risk Management dove si ragione sui rischi e  la loro gestione non è un megaipergiga trattato di statistica, che l’azienda in primis non comprende, ed un Sistemi di Gestione Inefficientisistema non compreso dall’azienda è un sistema che non è efficace, dove gli Skill sono poco individuati dall’azienda e soprattutto, dopo tutta la fatica fatta, non vengono gestiti gli output.

Un’altro aspetto da sottolineare è quello relativo al fatto che una gestione così ‘progettata’, molto spesso, è un copia incolla, dove ci sono, si, gli aspetti trattati dagli standards, ma basta grattare la superficie e  SBAM!!!

Facciamo qualche esempio:

Esaminiamo un piano di formazione dove vediamo che tutte le risorse dell’azienda sono formate su tutti i punti e  le tematiche, 2000 firme, ecc ecc, bhè lo dice la norma quindi il consulente dirà

è perfetto ma posiamoci delle domande:

  1. Tutti vengono formati su tutte le tematiche? Quindi gli Acquisti sono formati sul controllo preperativo?
  2. L’addestramento in campo a  chi viene fatto?
  3. La formazione per le emergenze?
  4. chi viene formato per la responsabilità di un controllo per i CCP?

Oppure:

Gestione dei materiali fragili quali vetri, plastiche dure, ceramiche..,:

Ci troviamo difronte un elenco imbastito  di numeri senza definire responsabilità, interventi immediati, tempistica di fine intervento, planimetria, rischio e  tipologia del materiale.

Oppure un’identificazione approssimativa delle aree di rischio, comprese male, per esempio definire un area High Risk, dove però non sono separati i flussi, non sono presenti strutture per la vestizione specifica in ingresso, colori diversi di vestiario, attrezzature per le pulizie differenziate.

Si potrebbe andare avanti per ore!!!

Eppure sembrerebbe tutto conforme no? Vengono trattati tutti i punti degli standards, c’è tutto si questo è vero ma in una visione qualitatese molto antiquata che può  andare bene anche oggi, ma gli standard brc ifs chiedono ben altro, non un impegno soltanto direzionale, la qualità si fa negli uffici della direzione, ma c’è bisogno di competenza ed impegno delle risorse a  tutti i livelli, soprattutto quelle interne per la gestione giornaliera del sistema e  delle evidenze richieste dai mercati.

Ma come ci si può accorgere se il nostro sistema ha queste lacune? Sempre se non fosse già sparito, perchè oggi giorno fanno così quando perdono i fili, consideriamo il lavoro del consulente, colui che ha il dovere di farvi capire e comprendere il vostri sistema, la documentazione le procedure,  che dovrebbero essere realmente lo specchio di quello che fate, quest al di là delle specifiche tecnico scientifiche, e  ricordatevi che quando qualcosa della Vostra azienda non è comprensibile da voi stessi, figuriamoci come possano comprenderlo Clienti, Valutatori, significa che ci sono grosse criticità e che non vi è ne efficienza ne efficacia in quello che state o vi stanno facendo fare.

Fonte: Sistemi & Consulenze

Valutare un Rischio

Senza saper valutare un rischio il rischio da solo non si valuta

Siamo nell’era digitale dove per tutto c’è una app, un programma un software un gestionale anche per valutare un rischio oramai ci sono specifiche applicazioni.

Professionisti come noi tempestati da telefonate di software house con offerte di demo e  di acquisti del nuovissimo software per la redazione della valutazione dei rischi, nomi conosciuti e  valutare un rischiosconosciuti che si propongono con l’ultima innovazione in fatto di ottimizzazione del tuo lavoro ecce cc ecce cc.

Ovviamente oggi giorno sono strumenti utili sia chiaro, ma… molto spesso sono utili come un gestionale in mano ad una risorsa non debitamente formata.

What???

Ovvero la criticità più importante di questi software non è il programma stesso, ma è la risorsa, molto spesso di una azienda di consulenza che noi definiamo prendi i soldi e  scappa, che immette dati, provenienti da rilievi di pochi minuti o telefonici, molto spesso non formata adeguatamente, che si limita ad inserire foto di macchine, riferimenti a  tabelle e  nominativi.

E questo sarebbe effettuate una valutazione dei rischi?

DECISAMENTE NO!!! Infatti quante volte visionando una valutazione dei rischi sia sulla Salute e  Sicurezza sul Lavoro, sia sulla Sicurezza Alimentare, Manuale Haccp, notiamo che mancano processi o che sono stati inseriti processi che nell’azienda non ci sono? Oppure azioni di monitoraggio così vaghe che andrebbero bene per tutto?

TUTELA RAGAZZI!! Perché se qualche azienda con l’esperienza e  la professionalità che la contraddistingue , se la racconta,  e come se la racconta, o come tante si certifica secondo la norma per la qualità ISO 9001 per la formazione, e  poi si spaccia certificata in tutto, sarebbe la prima a  tirarsi indietro in caso di problematiche con le ASL, avvalendosi di prescrizioni e tutele promesse, ma….certe realtà non sanno oramai che la magistratura va a ‘interessarsi’ dei lavori dei ‘consulenti’ e di particolari RSPP che molte volte neppure hanno mai visto l’azienda.

E quindi questa valutazione dei rischi?

Carta, Penna!!! E Competenza!!

Non è così difficile!!! Una bella mappatura dei processi dell’azienda, descrizione, rischi, pericoli, indicando gravità e  danno, le azioni da intraprendere preventive, i monitoraggi, le azioni correttive, i moduli e  le responsabilità!

He si….. competenza e  serietà i programmi per la redazione delle  valutazione dei rischi sono utilissimi a  chi sa bene come effettuare la raccolta dei dati in azienda, immetterli, riconoscere i rischi ed approfondire le tematiche che, in un software preimpostato, non potrebbero non essere che molto vaghe e  generiche.

Fonte: Sistemi & Consulenze

Le Analisi HACCP

Le Analisi Haccp senza valore

Argomentazione spinosa quella relativa all’ambito delle analisi haccp di laboratorio sia che si parli di Sicurezza Alimentare sia che si parli di igiene del processo.Le Analisi Haccp

Quante volte durante un’ audit ci troviamo di fronte a  dei piani di analisi, ed a  dei referti con tanti punti di domanda?

Molte volte… ma ovviamente l’attenzione va sui dati relativi al contenuto di tali referti, quindi alle matrice ricercate , secondo l’individuazione dell’analisi dei rischi, i limiti, le normative di riferimento e  le norme per l’effettuazione delle prove, ci limitiamo ad individuare che il laboratorio sia accreditato Iso 17025 e  verifichiamo ciò sul sito di Accredia.

Tutto ciò può bastare?

Decisamente no, e  più si ha a che fare con prodotti sensibili da analizzare più tutto ciò non è sufficiente.

Porteremmo una bilancia a  far piombare da un laboratorio? Senza poi avere una procedura o gli addetti all’istallazione? No e  perché? Perché il peso, per esempio, di una bilancia metrica, che pesa il prodotto confezionato, è un dato che ha un valore legale ed è fondamentale che la bilancia sia piombata, anti manomissione e  stabile.

Quindi che cosa succederebbe se io prelevassi, per esempio, del latte al mattino, con un contenitore qualsiasi  e  lo andassi a  consegnare al laboratorio la sera dopo averlo lasciato tutto il giorno in auto magari.

Sicuramente la prova darebbe un valore non corretto e  sicuramente il dato di quell’analisi anche se risultasse conforme ai parametri che ricerchiamo non avrebbe un valore legale al 100%.

Che cosa significa?

Che se la normativa vigente ci impone di far eseguire, da un laboratorio accreditato iso 17025, le analisi sulla sicurezza alimentare e  in molti casi sull’ igiene del processo e  delle acque, ma non definisce chi possa fare i prelievi, ed in caso di contestazioni sull’analisi, o sul prodotto o validazione dei processi, l’impossibilità da parte dell’osa di dimostrare che anche il prelievo sia stato fatto in conformità con le norme ISO vigenti e  da personale qualificato quindi non lo assolve da nessuna responsabilità anche nei confronti di un Sistema 231 Alimentare.

E questa è una piaga….

Si! Perché molto spesso aziende di consulenza molto ‘commerciali’ che accozzano servizi vendibili borderline o godenti di buchi legislativi, inviano personale non qualificato, con strumentazione ed attrezzatura adeguata a  far prelievi rischiando di vanificare ciò che le prove dovrebbero invece sostenere, quando poi effettuano realmente le analisi.

Come comportarsi?

Molto semplice, in sede di qualifica del fornitore, in questo caso di servizi, farsi inviare evidenze specifiche delle competenze su questa particolarità e  sulle risorse che effettueranno i prelievi, al prelievo l’azienda deve farsi rilasciare un verbale di prelievo attestante matrici, prodotti, con cosa è stato prelevato il o i campioni, e  chi effettua il prelievo, alla consegna dei risultati deve essere riferito come è stato effettuato il test, se il campione è stato mantenuto a  che temperatura per quanto tempo, per esempio quando si debba fare un test alla ‘fine vita’ del prodotto, insomma tutte evidenze necessarie per potersi poter difendere e  sostenere le proprie posizioni in caso di conseguenze ed avere dei dati più reali possibili.

Fonte: Sistemi & Consulenze

 

La Futura ISO 45001

LA FUTURA ISO 45001: ITER NORMATIVO, STRUTTURA, INTEGRABILITA’

ITER NORMATIVO

Oltre 6300 lavoratori perdono la vita ogni giorno per incidenti o malattie correlati al lavoro”; questa la motivazione data dall’ISO – International Standard Organization, ente normatore Iso 45001internazionale – per lo sviluppo del nuovo standard de la Futura ISO 45001

Lo standard si prefigge l’obiettivo di essere un supporto per le aziende per migliorare la sicurezza dei lavoratori, ridurre i rischi dei luoghi di lavoro e delle mansioni, e creare migliori condizioni di lavoro. In tutto il mondo.

Questo macro obiettivo si accompagna anche ad altri target, tra cui utilizzare un linguaggio semplice, declinare requisiti effettivamente flessibili ed adattabili con modalità diverse a piccole e grandi aziende, favorire la “gestione” senza che questo moltiplichi necessariamente la “documentazione”, consentire la gestione dei requisiti (anche legali) di salute e sicurezza sul lavoro senza che siano necessarie risorse aggiuntive per la gestione del sistema.

Ma possibile che finora non ci fosse uno standard simile? Eppure l’argomento è continuamente di attualità!

Il mondo della normazione non è così sprovveduto: tutt’ora infatti è applicato (con discreto successo; vedi più avanti) lo standard BS OHSAS 18001:2007. Si tratta però di uno standard non emanato dall’ISO, e per cui non vale il mutuo riconoscimento[1], come per altre norme internazionali.

Contrariamente a quanto pubblicizzazione alcuni attori del mondo delle certificazioni, lo standard ISO 45001 non è ancora stata pubblicata; bensì si trova ancora in una fase embrionale, in bozza (e gratuitamente scaricabile) alla versione 2.0, rilasciata nel maggio 2017 dalla Commissione sul quale si stanno delineando i contorni di questa futura norma.

L’iter di sviluppo è iniziato nel 2013 e la norma avrebbe dovuto vedere la luce alla fine del 2016 invece la bozza, che è stata posta a votazione a maggio 2016, è stata votata negativamente. La maggior parte dei Paesi europei – così come gli Stati Uniti, il Canada, l’Australia – ha contribuito col proprio voto negativo a fermare un testo con alcune criticità e disaccordi; tra questi spiccano aspetti legati a:

  • coinvolgimento e la partecipazione e la consultazione dei lavoratori, termini a detta degli sfavorevoli “usati in maniera assolutamente fuorviante rispetto al precedente testo e senza la giusta enfasi a questo fondamentale processo che coinvolge i lavoratori, principali creditori di sicurezza e quindi anche principali protagonisti della gestione della sicurezza”
  • maggiore gestione e conoscenza dei requisiti legali
  • più spazio ai requisiti relativi alla formazione dei lavoratori

La Commissione ha migliorato il primo DIS – Draft International Standard, portato una seconda versione del draft ISO/DIS 45001.2 nell’incontro di Vienna nel febbraio 2017 dell’ISO/PC 283/WG1; è stato quindi emesso il secondo, poi reso disponibile dal marzo 2017 a tutti gli Organismi Normativi nazionali membri (per l’Italia l’UNI), per la produzione del testo tradotto nelle varie lingue; quando saranno resi disponibili le traduzioni si procederà alla votazione del secondo Draft entro il 13 luglio 2017.

Per poter revisionare i risultati dello scrutinio sul secondo DIS, sono previsti ulteriori incontri per il settembre 2017 in Malesia.

I prossimi passi potrebbero poi essere quelli di novembre 2017 per la bozza finale di Standard Internazionale (FDIS); se sarà prodotto un alto numero di commenti (che richiederebbero quindi ulteriori incontri per approfondirli), la pubblicazione potrebbe slittare al marzo 2018.

STRUTTURA E NOVITA’ DEL FUTURO NUOVO STANDARD ISO 45001

Stando a quanto si legge nei Draft finora emessi, la struttura del futuro nuovo standard ISO 45001 ricalcherà quella già adottata dalle nuove versioni della norme relative ai sistemi di gestione qualità ISO 9001:2015 e ambiente ISO 14001:2015, la High Level Structure – High Level Structure, ideata da un gruppo di lavoro (ISO/TMB/TAG13-JTCG “Joint Vision”) istituito con lo scopo di omogeneizzare le diverse norme sui sistemi di gestione. Tale struttura permette di integrare in modo agevole le norme, sviluppandosi in 10 punti con uguali contenuti declinati ognuno con target ovviamente differenziati.

Come già noto le novità più rilevanti portate dalla HLS sono:

  • introduzione nei sistemi di gestione dei concetti di rischi e opportunità, già insiti nel DNA di un sistema di gestione per la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ma adesso andranno sviluppati secondo le regole sistemiche di P-D-C-A, impulso di sicuro successo
  • leadership: concetto rafforzato rispetto alla attuale BS OHSAS 18001
  • Contesto, da prendere come base della valutazione dei rischi
  • Parti interessate: considerazione degli stakeolder in tutto il sistema
  • Documentazione: requisiti flessibili e poche prescrizioni, ma focus sull’efficacia del sistema
  • Parti della norma: un corpo contenente i requisiti, ed una Annex come interpretazione per facilitare l’applicazione

TRANSIZIONE DALLA 18001 ALLA 45001

C’è tempo quindi ancora per adeguarsi. Anzi: c’è tempo ancora per studiare, metabolizzare e comprendere come applicare la norma, considerato che ancora non è stata pubblicata la norma ufficiale!

Si può prendere come esempio la situazione delle nuove versioni delle norme ISO 9001 e ISO 14001; se sarà ricalcato quell’impronta, le aziende già certificate secondo la OHSAS 18001 avranno un triennio dall’emissione per adeguarsi alla futura nuova norma.

Una volta transitato il certificato alle nuove norme, nel mondo dei “certificati accreditati” le aziende avranno uno strumento riconosciuto da tutti i paesi del mondo.

[1] [1] Accordo con cui i Paesi, attraverso i propri enti di Accreditamento, riconoscono vicendevolmente i certificato emessi negli altri Paesi

Fonte: Sistemi & Consulenze

 

Sistemi & Consulenze nella Famiglia di San Patrignano

Nella Famiglia di San Patrignano

Dopo la visione di un programma televisivo ero curiosamente affascinato dal lavoro che veniva portato avanti alla comunità di San Patrignano, senza riuscire a  comprenderne veramente le profondità.

Rimasi colpito la prima volta che entrai a  San Patrignano ma non dalla visione che si ha molto spesso delle comunità, quella relativa agli aiuti, alla misericordia, sofferenza,  sensazioni che spesso sono passive e  dalle quali non si vedono mai, o molto di rado, processi di recupero o miglioramento delle persone, mi disarmò l’ironia.

Come può venire in mente di chiamare la rivendita di prodotti ai piedi di una comunità di recupero per la tossicodipendenza ‘SPACCIO’? Comunicazione fantastica pensai, ma rimasi sicuramenteSan Patrignano colpito alle scritte scolpite sulla soglia delle porte di ingresso ONESTA’ e DIGNITA’.

ONESTA’- L’onestà indica la qualità umana di agire e comunicare in maniera sincera, leale e trasparente, in base a princìpi morali ritenuti universalmente validi. Questo comporta l’astenersi da azioni riprovevoli nei confronti del prossimo, sia in modo assoluto, sia in rapporto alla propria condizione, alla professione che si esercita ed all’ambiente in cui si vive.

DIGNITA’- Con il termine dignità, ci si riferisce al valore intrinseco dell’esistenza umana che ogni uomo, in quanto persona, è consapevole di rappresentare nei propri principi morali, nella necessità di liberamente mantenerli per sé stesso e per gli altri e di tutelarli nei confronti di chi non li rispetta.

San PatrignanoLa Comunità di San Patrignano è il più importante centro antidroga di tutta Europa ed ospita oltre 1.300 ragazzi.

Dal 1978 ad oggi, San Patrignano ha accolto in forma totalmente gratuita, senza oneri né per le famiglie né per lo Stato, oltre 26.000 persone provenienti da centinaia di diverse nazioni, offrendo loro una casa, l’assistenza sanitaria e legale, la possibilità di studiare, di imparare un lavoro e reinserirsi pienamente nella società al termine del percorso di recupero.

Secondo una ricerca effettuata dall’Università di Bologna, che ha monitorato un gruppo di ex ospiti della comunità a cinque anni dal loro reintegro nella società, il 72% dei ragazzi che terminano positivamente il percorso non ricadono nel problema della tossicodipendenza

Si potrebbe pensare quindi che nella comunità si lavoricchi e  si creino prodotti scadenti utili solamente a  raggranellare soldi sfruttando una situazione sociale complicata ma niente è più lontano dalla realtà.

La Sanpa Valley è formata da un agglomerato di aziende che talune servono per il mantenimento dei servizi interni per esempio gestione verde, elettricisti, manutentori, idraulici, ecc…, altre rivolte sia al consumo interno sia al commercio esterno per esempio le filiere Food, caseificio, salumeria, ortofrutta, enologia, olio, prodotti forno, grafica, ecc…. quindi un vero e  proprio ecosistema che si mantiene per il consumo interno,  e che immette sul mercato prodotti della tradizione, nel caso dei prodotti food, di altissima qualità alcuni sotto disciplinari DOP come lo Squacquerane.

Una grande famiglia una grande scuola

Per chi ha avuto la fortuna di pranzare nella sala grande, ha ben chiaro il concetto di famiglia, di stare tutti ad un tavolo, di ringraziare, di ascoltare tutti e  di poter essere ascoltati, questi principi, dove l’individuo si sente parte attiva e  fondamentale di un tutto, viene applicato anche alle ‘aziende’ approfondendolo durante il percorso effettuato con una formazione ed ‘addestramento’ continuo ai vari lavori assegnati, ritornando al concetto di UTILITA’ e  di DIGNITA’ tramite il lavoro e  tramite il sentirsi e  vedersi utili, una grande scuola di vita che permette di rendersi veramente conto delle proprie possibilità.

Andare oltre…

Quali sono tra i fattori più critici nell’operato della comunità dei Sanpa?

Il primo sicuramente è l’auto finanziamento, infatti non è come spesso si crede che ci siano chissà quali ‘aiuti’ di forza superiori Sanpa si autofinanzia per il circa 80%, quindi è chiaro che diventi fondamentale l’efficienza delle sua filiere interne ed è molto importante o meglio fondamentale nel concetto di ‘famiglia’ che i ragazzi siano i veri e  propri contribuenti a  questo finanziamento tramite il loro lavoro. Come maglia di una catena indistruttibile.

L’altro aspetto fondamentale è quello relativo al futuro dei ragazzi, infatti alla fine del percorso gli stessi saranno reintrodotti gradualmente nella società, e  quali sono le problematiche che riscontrano i giovani oggi giorno? Il lavoro sicuramente è la più impattante capace di compromettere tutti gli altri fattori socio comportamentali.

Quindi che cosa fa Sanpa? Da lavoro?

Assolutamente no…., ma, tramite le proprie aziende interne, insegna un mestiere, infatti i ragazzi durante il loro percorso

Obbiettivi futuri?

Un poco perché le richieste dei mercati e  le esigenze di esserci, autofinanziamento, lo richiedono per assicurare la sicurezza alimentare, la qualità e  legalità delle produzioni, la comunità ha in atto delle forti politiche di miglioramento implementando nelle filiere food, vitivinicolo, lattiero caseario, salumeria, prodotti da forno la norma internazionale per la sicurezza alimentare ISO 22000 , questo non solo per gli aspetti sopra citati nei clienti dei consumatori, ma anche per dare la possibilità ai ragazzi di avere delle esperienze molto approfondite in queste tematiche, affiancati da consulenti, dove si va ben oltre al fare ma si punta all’ottimizzazione ed al miglioramento dei processi, esperienze ‘vendibili’ nel panorama esterno che richiede sempre più tali competenze.

Quindi da un pregiudizio , da una criticità e  lo studio di essa siamo arrivati alla ricerca ed al miglioramento delle eccellenze, noi di Sistemi & Consulenze siamo lieti di mettere a  disposizione la nostra competenza, ricevendo umanamente più di quanto avremmo potuto immaginare.

Dai il tuo abbraccio alla Comunità di San Patrignano Dona il tuo 5×1000!!

Fonte: SANPA

La catena del freddo

Le lavorazione sotto mantenimento catena del freddo.

Il mantenimento della catena del freddo, gestito con procedure, attrezzature e  strumentazioni efficienti e  tarate, consente alle derrate alimentari, soggette, il mantenimento della conformità e  della non prolificazione e  riprolificazione di microrganismi che possono risultare pericolosi per la salute umana o che possono influire sulle  qualità organolettiche delle stesse.

Taluni processi prevedono uno stoccaggio delle materie prime, quindi precedente alla lavorazione ed uno stoccaggio postumo al confezionamento a  temperature legalmente normate.catena del freddo

Ma quando ci si trova ad effettuare lavorazioni in periodo di sosta prodotto nelle celle refrigerate o negative? Come ci si deve comportare?

Facciamo un esempio:

L’azienda xxx effettua la produzione di prodotti caseari a  pasta filata, il confezionamento avviene postumo alla produzione dopo uno stoccaggio a  temperatura refrigerata di minimo di 48 ore, l’ azienda effettua un confezionamento termo retrattile dei prodotti con passaggio in un forno per il packaging. Che tipologia di rischio viene individuato?

Tralasciando i rischi di tipologia chimica relativa alla trasmigrazione del packaging, dove viene effettuata una valutazione a  monte,  e  di tipo fisico per la gestione dei corpi estranei, metal detector, ecc, il rischio più chiaro è quello relativo alla possibile ripropagazione microbiologica dovuta alla permanenza fuori cella refrigerata del prodotto, al passaggio dei prodotti dentro il forno retrattile ed al seguente imballaggio magari in cartoni ed una permanenza prolungata nell’area confezionamento pima di un rientro in cella refrigerata.

Conseguentemente si possono prendere 2  strade:

  1. Può essere considerata la possibilità di far effettuare il confezionamento in una cella che si avvicina alla temperatura della cella di sosta;
  2. Oppure può essere creata una procedura di confezionamento ad ok inserendo una temperatura massima di esercizio dell’aria di confezionamento definendo anche i tempi massimi di sosta del prodotto in questa zona prima che lo stesso debba essere reintrodotto, per prevenire la riprolificazione microbiologica, nella cella refrigerata, questa procedura ovviamente deve essere validata e monitorata o meglio controllata per esempio con dei Timer che avvertono gli addetti del superamento delle soglie, temperatura e tempo, definite.

QUINDI…

Questo rischio deve essere valutato ed il rischio ovviamente aumenta nel caso di lavori prodotti surgelati e o prodotti Ready to Eat!!!

Fonte: Sistemi & Consulenze