La Validazione dei processi

La validazione dei Processi

La validazione dei processi è una insieme di procedure atte a garantire la sicurezza igienico sanitaria e la qualità di un prodotto e di un processo nella fase di produzione che avviene dopo aver effettuato una dovuta analisi dei La Validazione dei Processirischi.

L’ obiettivo della validazione è quello di ottenere evidenze documentate che un determinato processo è in grado di fornire costantemente un risultato conforme alle normative ed alle specifiche definite .

Le organizzazioni basavano i propri procedimenti produttivi su dati storici consolidati e tradizionali,  ma per il mercato odierno, e  per il continuo cambiamento tecnologico, vengono richieste evidenze  su dati oggettivi, che dimostrino che un determinato processo riesce a ottenere gli obiettivi dichiarati, conformità, ed in maniera costante nel tempo. Quindi è fondamentale dimostrare con evidenze l’efficacia dei processi, verificando la validità dei processi produttivi dal punto di vista della sicurezza alimentare del prodotto finito.

La Validazione dei processi deve contenere:

  • Analisi del rischio data dalla tipologia dei prodotti da salvaguardare;
  • Analisi del rischio data dalle attrezzature da utilizzare ed i prodotti;
  • Analisi del rischio data dai processi da effettuare;
  • Normative di riferimento con i dovuti limiti ed ulteriori disposizioni (Clienti, Norme, Disciplinari….);
  • Catena delle responsabilità e loro competenza (responsabili, Laboratori accreditati, strumentazione tarata);
  • Individuazione degli strumenti e delle prove da utilizzare per la validazione dei processi (termometri, prove analitiche,…)
  • Elenco delle procedure e tempistiche, pulizie, lavorazioni termiche, fisiche, chimiche, manutenzioni, formazione da effettuare per far si che i prodotti, utilizzando tali procedure non superino i limiti imposti dalle disposizioni di legge e nelle altre disposizioni adottate dall’azienda;
  • Validazioni delle prove effettuate, validazioni delle stesse secondo catena di responsabilità ed eventuali risoluzioni delle non conformità ed azioni di miglioramento;
  • Report di validazioni secondo evidenze.

Quindi è evidente che una validazione di un processo da la possibilità all’azienda di progettare, standardizzare,   monitorare un processo e prevenire le possibili criticità e di dare evidenze su procedure che garantiscono al cliente, in tutti i suoi livelli, che il prodotto sia conforme alle normative ed alle disposizioni contrattualizzate.

Fonte: www.salute.gov.it

Devi effettuare la validazione dei tupi processi o sei interessato ad approfondire questo tema? Contattaci!!!

Gluten Free

Le nuove Regole Gluten Free

Il glutine, fondamentale e potenzialmente dannosa per soggetti con celiachia o intolleranza a cereali e derivati, verrà definitivamente trattato con il Reg. (CE) 1169/2011 in quanto la sua assenza, gluten free, o presenza ridotta puògluten free essere a tutti gli effetti interpretata come utile per fasce sempre più ampie dei consumatori.

Quindi l’obiettivo fondamentale della Commissione è avere una etichettatura di semplice lettura e ugualmente univoca per tutti i consumatori. Implicitamente, la Commissione riconosce quindi la pervasività di tali allergie- intolleranze, e come standard la richiesta di informazioni in merito da parte dei consumatori. Tali aspetti non sono di poco conto, come sancito dal nuovo regolamento 828/2014, che conferma i valori soglia per definire un prodotto “senza glutine” o ancora, “a basso contenuto di glutine”
Il Food Information to Consumer Regulation (Reg. UE 1169/2011) stabiliva, peraltro, già l’obbligo dell’indicazione “positiva” del glutine (“contiene glutine”), all’articolo 9, in quanto allergene.

Nella comunicazione dell’ assenza di glutine,  non obbligatoria, sarà possibile indicare l’assenza o eventualmente la presenza ridotta di glutine, su base volontaria.

Come Comportarsi?

Fino ad oggi gli alimenti  potevano usare la menzione “gluten free, senza glutine”,  solo dietro registrazione apposita come alimenti dietetici, con le nuove normative sarà obbligatorio il rispetto del  Reg/Ce 1169.

Alimenti comuni e “vanto sulla salute”

La proposta contenuta nel RegCe 1169 e successivi atti delegati, come quello appena pubblicato (reg. 828/2014), consiste di fatto nello spostare gli alimenti senza glutine (<20 ppm) o a ridotto tenore di glutine (<100 ppm) nella categoria degli alimenti comuni.
Da un lato la previsione circa gli allergeni (che vanno comunicati a tutti i consumatori, come da reg. 1169); dall’altro, la previsione stessa del regolamento 1924 (a sua volta assunto nell’alveo del reg. 1169) in particolare al considerando 21, che prevedeva una futura armonizzazione UE per glutine e lattosio.

Tale proposta conseguentemente cancella la definizione di “prodotto dietetico” e riconduce la dicitura “senza glutine” ad una etichetta generica della normativa sull’etichettatura alimenti.

La recente storia dei prodotti per celiaci

Può essere utile ripercorrere la recente “storia” e inquadramento giuridico dei prodotti “senza glutine”o “a ridotto contenuto di glutine”. Il regolamento odierno porta infatti a compimento un processo normativo di revisione complicato da un lato dalla nuova normativa orizzontale sull’etichettatura, e dall’altro, dalla revisione circa le norme sugli alimenti destinati ad una alimentazione particolare, con una “sponda” nel campo dei claims sulla salute (come accennato sopra).

  • Il regolamento (CE) n.41/2009 della Commissione stabiliva norme armonizzate in tema di informazioni da fornire ai consumatori sull’assenza di glutine («senza glutine») o sulla sua presenza in misura ridotta («con
  • contenuto di glutine molto basso») negli alimenti. Qui sono stabilite le soglie a 20 ppm e 100 ppm (adatta anche per soggetti non celiaci ma intolleranti al glutine).
  • Nel quadro della revisione della normativa sui prodotti alimentari destinati a un’alimentazione particolare è stato poi approvato il Regolamento Ue 609/2013 (che definisce le prescrizioni in materia di composizione e di informazione per gli alimenti destinati ai lattanti e ai bambini nella prima infanzia, agli alimenti a fini medici speciali e ai sostituti dell’intera razione alimentare giornaliera per il controllo del peso). I prodotti senza glutine che, prima dell’approvazione del Regolamento n.609/2013 venivano considerati prodotti destinati ad alimentazione particolare (“dietetici”), sono stati esclusi da questo ambito perché il legislatore Ue ha scelto di disciplinarne la presentazione e l’etichettatura all’interno del Regolamento Ue n.1169/2011 (Fic – Food information to consumers), il quale stabilisce semplicemente quali informazioni sugli alimenti devono essere fornite ai consumatori. Questo comporta che le norme in vigore sui prodotti senza glutine e con contenuto di glutine molto basso (Reg. Ce n.41/2009) devono essere abrogate e trasferite all’interno del Fic prima dell’entrata in vigore del Regolamento Ue n.609/2013 (cioè entro il 20 luglio 2016), ma con la garanzia che i consumatori continuino ad essere correttamente informati e non siano indotti in errore o confusi dalle informazioni sull’assenza di glutine o alla sua presenza in misura ridotta negli alimenti fornite dagli operatori del settore alimentare.
  •  Il Regolamento delegato (Ue) n.1155/2013 della Commissione ha di fatto dato potere alla Commissione di adottare atti delegati proprio circa le modalità di indicazione del glutine (ha aggiunto la lettera d) al par. 3 dell’articolo 36 del Reg. UE 1169/2011: la lettera d) riguarda le informazioni sull’assenza di glutine o sulla sua presenza in misura ridotta negli alimenti). La modifica dovrebbe consentire alla Commissione di stabilire condizioni uniformi in merito all’assenza di glutine o alla sua presenza in misura ridotta negli alimenti che possono essere fornite dagli operatori del settore alimentare.

Le novità ed i dubbi

Di conseguenza, il 30 luglio 2014 la Commissione ha pubblicato il Regolamento 828/2014, per dare pieno compimento ai passaggi normativi previsti (“Regolamento “relativo alle prescrizioni riguardanti l’informazione dei consumatori sull’assenza di glutine o sulla sua presenza in misura ridotta negli alimenti”).

A parte le soglie, che sono confermate (20 ppm e 100 ppm), la Commissione riconosce che l’avena sembra essere un cereale privo degli effetti negativi del glutine, almeno per gli intolleranti (ma non per i celiaci!) sebbene servano ulteriori studi.

Inoltre, viene chiarita la fondamentale differenza tra alimenti naturalmente privi di glutine (per i quali sembra facile arrivare a valori non oltre i 20 ppm) e invece alimenti contenenti naturalmente glutine, ma di questo privati (che sembrerebbero più adatti per prodotti soltanto “ a basso tenore di glutine”).

Vuoi saperne di più? Approfondire Queste Tematiche? Contattaci!!!

Fonte: www.celiachia.it

I Moduli Volontari BRC

Moduli  Volontari BRC

In aggiunta allo standard di base  BRC Global Standard sono stati progettati una serie di moduli aggiuntivi volontari, lo scopo di questi dei moduli volontari BRC è quello di:

  • Contribuire a ridurre le spese per le  verifiche (e quindi i costi di audit) includendo requisiti che storicamente richiedono un controllo separato;
  • Soddisfare le esigenze specifiche dei clienti o aree geografiche;
  • Valutazioni di particolari processi ( Es commercializzazioni di prodotti, valutazione di Feed).

I nuovi moduli volontari BRC  saranno sviluppati per tutta la durata dello Standard,  sono disponibili tramite BRC partecipare, o scaricando gratuitamente il BRC Bookshop.Moduli Volontari BRC

Come funzionano i Moduli Volontari BRC?

L’adozione del modulo volontario è facoltativa ma l’azienda deve notificare all’ organismo di certificazione scelto anticipatamente della verifica BRC Global Standard già programmata.

I requisiti BRC standard ed i moduli volontari vengono auditati  insieme alla normale verifica BRC (può essere aumentata la durata complessiva della revisione in funzione del numero di requisiti nel modulo volontario).
Le non conformità sia per il BRC standard sia per il modulo verranno identificate durante l’audit. Tuttavia le non conformità, rispetto ai requisiti del modulo volontario , non verranno incluse nella valutazione della classificazione per Lo Standard BRC, per i moduli volontari non vi à  grading del modulo.

Quali sono le tipologie di Moduli Volontari Brc?

  • La prima tipologia è quella relativa ai moduli pubblici che sono registrati sul rapporto di audit BRC e visibili nella sezione pubblica del Direttorio BRC.
  • La seconda tipologia invece è quella per i moduli privati che si riferiscono ai requisiti di una società o clienti specifici e sono stati caricati a una sezione separata della Directory BRC che è visibile solo per il sito controllato e, se del caso, il cliente specifica.

I Moduli Volontari Brc:

Modulo 8: Trader Good
Modulo che certifica l’azienda Food per la vendita di prodotti che vengono acquistati e conservati presso il proprio sito sito prima della vendita , ma che non sono stati prodotti, una sorta di Broker per le aziende di commercializzazione.

Modulo 9: Material For Animal Feed
Questo modulo è applicabile ai produttori di alimenti la cui produzione principale è la produzione di prodotti alimentari destinati al consumo umano. Il campo di applicazione del modulo copre tutti i prodotti alimentari, sottoprodotti o scarti di lavorazione, che non sono più destinati al consumo umano e che sono forniti direttamente o indirettamente, per l’uso nella catena alimentare animale d’allevamento.

Modulo 10: GLOBAL G.A.P. Chain Of Custody
Questo modulo è stato sviluppato in associazione con Global G.A.P. per consentire ai produttori alimenti di applicare la catena di custodia come avviene nel Global Gap.

Modulo 11: Meat Supply Chain Assurance
Questo modulo è applicabile agli impianti di lavorazione della carne che desiderano dimostrare ai clienti una maggiore trasparenza delle loro catene di approvvigionamento di carne e la verifica di autenticità. Esso comprende una verifica approfondita della tracciabilità della filiera della carne e dei processi per evitare la contaminazione tra le specie di carne.

Modulo 12: Prodotti Gluten Free
Questo modulo è applicabile ai produttori di alimenti che producono gli alimenti senza glutine, in conformità con l’Associazione delle Società europee celiaci (AOECS) standard.

Cultura Eccellenza: Food Culture 
Valutazione della cultura della sicurezza alimentare dei siti che forniscono un punteggio  della cultura della sicurezza alimentare Persone, Processo Finalità e proattività per consentire l’identificazione e la misurazione di miglioramento.

Vuoi saperne di più? Approfondire Queste Tematiche? Contattaci!!!

Fonte: www.brcglobalstandards.com

Novità Formazione RSPP

Novità Accordo Stato Regioni 2016 Formazione RSPP

L’ accordo stato-regioni del 7 Luglio 2016 modifica la gestione della formazione sia per i corsi di Formazione RSPP/ASPP sia la gestione dei corsi lavoratori e nell’individuazione delle associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, gli organismi paritetici e gli enti bilaterali. Ristruttura e puntualizza in via definitiva che cos’è l’ e-learning e come va erogata la formazione.

Definizione dei corsi di formazione e individuazione dei soggetti formatori

L’art. 32 del d.lgs. n. 81/2008 rinvia per l’individuazione dei contenuti dei percorsi formativi all’accordo sancito il 26 gennaio 2006 in sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome Formazione RSPPdi Trento e di Bolzano, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 37 del 14 febbraio 2006, e successive modifiche (di seguito indicato come accordo Stato – Regioni del 26 gennaio 2006 ).
L’accordo Stato – Regioni del 26 gennaio 2006 ha introdotto un processo di formazione specialistica molto impegnativo e comunque tale da richiedere una complessa organizzazione e gestione dei corsi, in tale contesto vengono  anche revisionati  gli accordi del 21 dicembre 2011 (ex artt. 34 e 37 d.lgs. n. 81/2008) relativamente alla formazione in modalità e-learning. Di conseguenza, l’ allegato II al presente accordo sostituisce l’ allegato II agli accordi del 21 dicembre 2011.
Si precisa che i corsi in modalità e-learning sono da ritenersi validi solo se espressamente previsti dalle norme e con le modalità disciplinate dal presente accordo.

Il libretto formativo del cittadino

L’accordo individua – in allegato IV – un modello utile alla tenuta della documentazione relativa all’avvenuta formazione. Ciò allo scopo di favorire la corretta tenuta della documentazione stessa e, al contempo, permettere che, in caso di mutamento di lavoro, il datore di lavoro possa avere rapidamente contezza della formazione già effettuata dal soggetto.

Le associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori, gli organismi paritetici e gli enti bilaterali possono effettuare le attività formative e di aggiorna mento direttamente o avvalendosi di strutture formative di loro diretta ed esclusiva emanazione (prevalentemente o totalmente partecipate). Si ritiene che il requisito principale che tali Organismi ed Enti devono soddisfare sia la rappresentatività , in termini comparativi sul piano nazionale, delle associazioni sindacali dei dato ri di lavoro e dei prestatori di lavoro che la costituiscono, che per costante giurisprudenza deve essere individuata attraverso la valutazione globale dei seguenti criteri:

  1. consistenza numerica degli associati delle singole OO.SS.;
  2.  ampiezza e diffusione d elle strutture organizzative;
  3. partecipazione alla formazione e stipulazione dei contratti nazionali collettivi di lavoro;
  4. partecipazione alla trattazione delle controversie di lavoro

I suddetti criteri devono essere soddisfatti anche dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori che decidono di effettuare le attività formative e di aggiornamento.

Requisiti dei Docenti

I corsi devono essere tenuti da docenti in possesso dei requisiti previsti dal decreto interministeriale 6 marzo 2013, emanato in attuazione dell’articolo 6, comma 8, lettera m – bis), del d.lgs. n. 81/2008., secondo le modalità:

  • Modulo A : 28 ore ( aula/e-learning )
  • Modulo B : 48 ore + Moduli B Specializzazione Agricoltura – Pesca 12 ore Cave – Costruzioni 16 ore Sanità residenziale 12 ore Chimico – Petrolchimico 16 ore
  • Modulo C 24 ore

L’obbligo dell’aggiornamento per RSPP e ASPP si inquadra a pieno titolo nella dimensione della life long learning cioè della formazione continua nell’arco della vita lavorativa .
Le ore minime complessive dell’aggiornamento sono fissate in base al ruolo svolto e sono rispettivamente: – ASPP: 20 ore nel quinquennio – RSPP : 40 ore nel quinquennio ( aula/e-learning ).

Requisiti dei docenti nei corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro

In tutti i corsi obbligatori di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro, fatti salvi quelli nei quali i requisiti dei docenti siano già previs ti da norme specifiche, i docenti devono essere in possesso dei requisiti previsti dal decreto interministeriale 6 marzo 2013, emanato in attuazione dell’articolo 6, comma 8, lettera m – bis), del d.lgs. n. 81/2008 , entrato in vigore il 15 marzo 2014.
Nelle aziende inserite nel rischio basso , così come riportato nella tabella di cui all’ allegato I dell’accordo del 21 dicembre 2011 , è consentito il ricorso alla modalità e-learning, nel rispetto delle disposizioni di cui all’Allegato II, per l’erogazione della formazione specifica dei lavoratori di cui all’accordo sancito sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e Province autonome di Trento e Bolzano nella seduta del 21 dicembre 2011 relativo alla individuazione dei contenuti della formazione dei lavoratori, dei dirigenti e dei preposti.
Il presente accordo entra in vigore decorsi 15 giorni dalla data di pubblicazione. In fase di prima applicazione e comunque non oltre dodici mesi dall’entrata in vigore del presente accordo, possono essere avviati corsi di formazione per responsabili e addetti del servizio di prevenzione e protezione rispettosi dell’accordo Stato – Regioni del 26 gennaio 2006.

Fonte: www.portaleconsulenti.it

Vuoi saperne di più? Approfondire Queste Tematiche? Contattaci!!!

Friend Of Sea

Friend Of Sea La Certificazione di Prodotti da pesca e Acquacoltura Sostenibile

Che cosa è Friend Of  Sea ?

Friend of the Sea è una organizzazione internazionale non governativa (ONG) senza scopo di lucro. L’Associazione Friend of the Sea gestisce lo schema Friend of the Sea per la certificazione dei prodotti da pesca e acquacoltura sostenibili. E’ l’unico programma internazionale che, con lo stesso marchio di approvazione, può certificare, dopo audit condotti da enti di certificazione di terza parte, prodotti provenienti sia da acquacoltura che da pesca selvaggia. Diverse aziende del settore ittico che operano in tutto il mondo si sono rivolte a Friend of the Sea per sottoporre a Friend of seavalutazione le proprie attività di pesca o siti di acquacoltura, e verificare che l’origine dei propri prodotti sia conforme ai criteri di sostenibilità Friend of the Sea.

Come nasce Friend of Sea?

Friend of the Sea è fondata nel 2006 da Paolo Bray, direttore europeo di Earth Island Institute per il progetto Dolphin-Safe (www.dolphinsafetuna.org, http://www.earthisland.org). Grazie a questo progetto vengono salvati circa 100.000 delfini all’anno, riducendone la mortalità causata dell’industria del tonno. Sebbene Friend of the Sea sia totalmente indipendente dall’Earth Island Institute, tra i requisiti Friend of the Sea per le società di tonno, c’è l’approvazione Dolphin-Safe dell’Earth Island Institute. Inoltre, alcuni degli ispettori dell’Earth Island Institute sono membri del CDA di Friend of the Sea.

Quali sono i criteri della certificazione Friend of Sea ?

Le checklist per prodotti da acquacoltura e da pesca sono disponibili nella pagina download del sito web. Non compilare le checklist! Sono ad uso esclusivo degli auditor.
I criteri di Friend of the Sea per l’attività di pesca possono essere riassunti come segue:

  • Lo stock oggetto dell’attività di pesca non può essere sovra sfruttato in conformità ai dati della FAO, degli enti regionali di pesca e delle autorità marittime nazionali. Fanno eccezione quegli stock per cui l’attività di pesca in esame incide per meno del 10% sulle catture totali e l’attività di pesca è compatibile con tutti gli altri requisiti.
  • Il metodo di pesca non può avere impatti su i fondali marini. L’impatto è accettabile solo se vengono attuate misure correttive affinché gli effetti vengano ridotti ad un livello trascurabile;
  • Il metodo di pesca deve essere selettivo (max 8% di scarto);
  • Le prese accidentali non devono riguardare specie tra quelle incluse nella Redlist IUCN delle specie minacciate;
  • L’attività di pesca deve rispettare i requisiti di legge (incl. TAC, non INN, non FOC, dimensione delle maglie, dimensioni minime, MPA, ecc.). Tutto questo è verificato in loco;
  • E’ necessario stilare un bilancio energetico e stabilire annualmente degli obiettivi per migliorare i consumi di carburante;
  • Deve essere in atto un sistema di gestione dei rifiuti;
  • Devono essere rispettate le regole di responsabilità sociali.

I criteri di Friend of Sea per i prodotti da allevamento possono essere riassunti come segue:

  • E’ necessaria una valutazione di impatto ambientale o equivalente che abbia avuto esito positivo prima dello sviluppo del sito;
  • L’impianto non deve avere nessun impatto su habitat critici, come mangrovie, zone umide, ecc.
  • Deve essere in atto un sistema di gestione per acqua, energia e materiale organico;
  • Se disponibili sul mercato, i mangimi devono essere inclusi tra quelli approvati Friend the Sea;
  • Le fughe devono essere ridotte ad un livello trascurabile;
  • Non è consentito l’uso di ormoni della crescita né vernici antivegetative (a meno che venga dimostrato che le vernici non sono dannose per l’ambiente);
  • E’ necessario stilare un bilancio energetico e stabilire annualmente degli obiettivi per migliorare i consumi di carburante;
  • Devono essere rispettate le regole di responsabilità sociali.

Fonte: www.friendofthesea.org

Vuoi saperne di più? Approfondire Queste Tematiche? Contattaci!!!

Focus Qualifica Fornitori

Che cosa è La Qualifica Fornitori e perché è così fondamentale effettuarla?

La qualifica fornitori è il processo di valutazione delle qualità che deve avere un fornitore per essere accettato nei propri processi. Fanno quindi parte tutti i fornitori sia di materie prime, attrezzature, che di servizi associati ai processi aziendali.
È necessario effettuare una approfondita qualifica dei fornitori perché questi steakholders hanno un impatto molto alto sulle performance e sulle volontà del cliente anche se apparentemente non ci possono sembrare a primo impatto inclusi nei processi.

Facciamo un esempio:

Il non considerare una qualifica sul fornitore che si occupa della manutenzione può portare a gravi inefficienze, possibili infortuni, sanzioni, ritardi nella consegna dei prodotti/servizi, fino adQualifica Fornitori arrivare al possibile blocco impianto, quindi non seguendo i concetti della business Continuity Iso 22301.
Oppure una particolare materia prima viene sempre consegnata con mezzi sporchi e non sempre omogenei dedicati a tale merce mettendo a rischio se non visionata all’ingresso di un possibile ritiro dal mercato, perdita cliente, sanzione, della merce finita.

Ma che responsabilità ho io sui fornitori?

Questa è una frase che molto spesso ci sentiamo dire. Semplice le inefficienze di non aver dei fornitori qualificati può portare grandi perdite di tempo, al non sapere pianificare le produzioni, non rispettare le disposizione dei clienti, la non definizione delle specifiche a non conformità, più o meno gravi.
Nelle ultime revisione degli schemi alimentari e non solo infatti questi aspetti sono trattati come una vera e propria analisi dei rischi visto la loro importanza impattante ai dei processi.

Come si Procede?

  1. Ponendosi delle domande come sempre, quindi facendo una lista dei fornitori , nella sua totalità sia sulle materie prime sia sui servizi, sulle attrezzature, ed outsourcing.
  2. Una volta effettuata una lista individuare le caratteristiche, legali e non, tempestività, prezzo, affidabilità, …., che devono avere prima i fornitori poi prodotti/acquistati, effettuare una valutazione dei rischi, basso, medio, alto, che hanno questi prodotti sui processi.
  3. Il passo successivo individuare secondo la valutazione su scritta la tipologia di controllo e le richieste da richiedere al fornitori, documentali, campionature analitiche, certificative, verifiche in sito aziendale.
  4. Una volta eseguita questa parte individuare una figura responsabile del controllo delle performance dei fornitori e controllo merce secondo requisiti individuati, e le azioni da intraprendere nell’eventualità di NC.
  5. Nell’arco dell’anno l’effettuare dei test di validazione a seconda della valutazione del rischio sui fornitori.
  6. Una volta all’anno raccogliere le evidenze registrate da analizzare sulla base degli obbiettivi fissati dall’organizzazione e revisionare i criteri volti al miglioramento di questo processo per la riqualifica dei fornitori.

Quindi è molto chiaro quanto sia importante avere monitorata la catena dei fornitori per abbattere i rischi relativi alle possibili NC dovute da inefficienze da parte degli stessi, e di conseguenza aumentare le performance aziendali ed abbattere i costi dovuti a errate programmazioni e pianificazioni delle risorse in ingresso.
Vuoi saperne di più? Approfondire Queste Tematiche? Effettuare un Audit sulla tua Catena di Fornitura? Contattaci!!!

Fonte: www.sistemieconsulenze.it

Food Defense  – La Difesa dei prodotti Alimentari

Che cosa è la “food defense”? E’ il termiche che rappresenta un sistema di prevenzione e difesa contro attacchi (sabotaggi) perpetrati intenzionalmente lungo la catena di lavorazione di un prodotto alimentare, atti a compromettere la capacità produttiva e commerciale, delle organizzazioni con azioni che possono spaziare dal sabotaggio delle linee produttive, all’alterazione del prodotto destinato alle vendite, quindi viene ampliato lo spettro d’attenzione non sono sull’igiene e la sicurezza alimentare ma anche sulla sicurezza e protezione fisica del prodotto, alle possibiliFood Defense problematiche legate al bioterrorismo ed alla gestione delle controversie delle risorse interne.
Un ampliamento consistente della tutela della catena alimentare è stato realizzato negli USA nel 2011, per cui tutti gli attori della catena alimentare devono dotarsi di un sistema per questa tipologia di prevenzione. L’iniziativa interessa non solo le aziende americane, ma anche gli importatori e le aziende che operano sotto standard IFS e BRC.
In Europa non ci sono chiare disposizioni di legge che impongono l’attuazione di un sistema di protezione del prodotto secondo le linee della “food defense”, ma negli ultimi anni gli standard per la sicurezza alimentare BRC, IFS , Global Gap hanno incluso questa problematica nei loro requisiti di certificazione con la richiesta d’attuazione di un “Piano di Food Defense”. Dato che non esistono concreti obblighi di legge, ogni azienda alimentare, nella quale siano implementati tali standard, deve valutarne i pericoli e predisporre piani di prevenzione e di emergenza.
La conseguenza è la perdita di fiducia dei consumatori nei confronti delle istituzioni e delle aziende che non hanno protetto adeguatamente il loro prodotto, con la protezione dei siti produttivi (stabilimenti, magazzini di stoccaggio, ecc.) e dei mezzi di trasporto degli alimenti da atti di sabotaggio.
Per le aziende che esportano i loro prodotti negli Stati Uniti esistono obblighi specifici , dettati da FDA, in termini di sicurezza dei siti produttivi, che derivano dall’applicazione delle regole USA contro il bioterrorismo.
In linea più generale con gli standard BRC e IFS è stato ritenuto necessario introdurre requisiti specifici relativi alla sicurezza del sito.
Per quanto riguarda il BRC, tali requisiti Food Defence prevedono:

  • l’accesso controllato al sito da parte degli addetti, degli appaltatori e visitatori ed un sistema di registrazione dei visitatori;
  • la formazione del personale sulle procedure di sicurezza del sito. Il personale deve essere incoraggiato a fermare i visitatori non identificati o sconosciuti;
  • la messa in atto di misure idonee per mantenere la sicurezza del sito e per garantire che solo il personale autorizzato abbia accesso alle aree di produzione e stoccaggio attraverso punti di accesso stabiliti. Lo standard chiede di identificare chiaramente le aree con accesso ristretto ed attuare una controllo di tali aree;
  • l’applicazione di procedure per garantire lo stoccaggio sicuro di tutti i materiali, inclusi ingredienti, materiali di confezionamento, prodotti chimici ed attrezzature varie;
  • l’applicazione di procedure per garantire che il prodotto finito sia mantenuto in condizioni di stoccaggio e trasporto sicure (es. confezionamento fatto in modo tale che sia subito evidente una manomissione);
  • la registrazione del sito ove la legislazione vigente lo richieda;
  • la messa in atto di procedure volte ad informare tutti gli appaltatori ed i visitatori, inclusi gli autisti, relativamente alle regole di accesso agli edifici, con particolare riferimento ai pericoli e alle potenziali contaminazioni del prodotto (anche involontarie)

Lo standard IFS ha invece affrontato la problematica della sicurezza del sito inserendo i seguenti requisiti:

  • lo stoccaggio all’aperto deve essere ridotto al minimo. Laddove le merci vengano conservate all’esterno, si deve provvedere ad effettuare un’analisi dei rischi al fine di assicurarsi che non vi siano rischi di contaminazione o effetti negativi per la sicurezza o la qualità;
  • le aree di produzione e di stoccaggio del sito devono essere protette in maniera efficace con un accesso controllato, al fine di prevenire gli accessi non autorizzati

Vediamo di approfondire i contenuti dello standard IFS per quanto concerne i requisiti dello Food Defence:

  • Protezione del prodotto e ispezioni esterne
  • Sicurezza del sito
  • Sicurezza relativa al personale e ai visitatori
  • Ispezioni da personale esterno

Nello specifico per la ‘Food Defense e ispezioni esterne’ lo standard IFS richiede di:

  • definire chiare responsabilità per la difesa (protezione) del prodotto. La persona designata deve far parte del personale chiave o deve essere parte dell’alta direzione e possedere sufficienti conoscenze in tema di sicurezza;
  • condurre analisi documentate sulle possibili attività, interne o esterne, che possono avere impatti negativi sul prodotto. Per queste attività deve essere determinato il rischio;
  • identificare le aree che sono critiche per la sicurezza, basandosi sull’analisi del rischio, su requisiti legali e sulle necessità specifiche dell’azienda. Tale analisi deve poi essere riesaminata con regolarità per verificare eventuali necessità di cambiamenti;
  • prendere misure sufficienti allo scopo di controllare adeguatamente i rischi identificati. Gli incidenti devono essere riferiti ad una precisa funzione aziendale, l’efficacia delle misure adottate deve essere valutata regolarmente;
  • se la legislazione richiede una registrazione del sito o ispezioni ad hoc, occorre adempiere alle richieste di legge.

Quindi si evidenzia quanto sia importante la considerazione della tematica della Food Defence , sia per le aziende ove è presente uno Standard BRC IFS, sia per una valutazione dei rischi che tenga conto delle tematiche esterne e del contesto aziendale oltre che dei fattori ‘classici della sicurezza ed igiene alimentare’.

Fonti Food defense : www.fda.gov