La Valutazione Dei Fornitori

La Valutazione dei Fornitori BRC Style questa Sconosciuta

E’ evidente che la valutazione dei fornitori stile BRC è ancora molto poco chiara soprattutto, perché c’è sempre ancora ed aggiungo immancabilmente una visione troppo legata alla qualità e  non alla sicurezza e  legalità delle materie prime o delle merci acquistate dall’azienda.

La visione Qualitatese

La visione qualitatese, quella che riscontriamo più spesso, è quella relativa ad una valutazione basata sul prezzo, affidabilità, efficienza del servizio, supporto….. bla bla bla, dando punteggi aLa Valutazione dei Fornitori BRC  seconda non si sa bene cosa, visto che gli skill sono molto ma molto generali, quindi una valutazione che non tutela nessun impatto sulla sicurezza qualità e  legalità delle materie prime.

La Visione Biersiese

La visione Biersese invece non si ferma a  dare dei punteggi che servono a  riempire schede di qualifica, ma va a  fondo analizzando quelli che sono i rischi PxG sulle materie prime che possono avere un’impatto sulla sicurezza qualità e  legalità del prodotto, definendo in un secondo momento di conseguenza la qualifica di quel fornitore a  seconda delle  materie prime acquistate.

Cosa c’è da valutare

Ovviamente la valutazione ha un ampio aspetto che dipende dalle materie prime utilizzate per la produzione della merce, i fattori da valutare sono relativamente alla Probabilità ed alla Gravità:

  • Rischio Chimico/Allergeni
  • Rischio Biologico
  • Rischio Fisico/Infestanti
  • Vulnerabilità del Prodotto
  • Aree di Produzione
  • Tipologia della Materia Prima

A fronte di questa valutazione delle materie prime si dovranno definire 1 due macro campi per i fornitori:

  • Basso Rischio
  • Alto Rischio

Che per i quali si potranno definire dei questionari di qualifica, delle certificazioni GFSSI, su campo di applicazione congruo,  o degli audit su campo, verranno definiti i comportamenti di mantenimento nella supply chain e  le azioni correttive da intraprendere in caso di superamento dei limiti prefissati.

Conclusione

Quando si sposta l’attenzione dalla mera analisi del rischio sul processo e  ci si concentra sull’uso del prodotto finito dei suoi rischi e  di conseguenza si effettua un’analisi del rischio più completa diventa di fondamentale importanza la valutazione  e gestione del PRP relativo ai fornitori.

Fonte: Sistemi & Consulenze

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News Audit non Annunciato

L’ Audit non Annunciato

Quante volte uscendo da una azienda, sia per consulenza che per audit, dove ci siamo resi conto di tante cose ‘strane’ non ci siamo detti qui ci vorrebbe un Audit non Annunciato?

E questo non per cattiveria o per trovare forzatamente delle non conformità, ma per far comprendere all’azienda che la gestione quotidiana di un sistema dà una certezza di gestione, sui rischi ai quali è applicata, il preparare al hoc una verifica , spesso con troppa collaborazione tra il consulente e  l’ente di certificazione o meglio la sia risorsa, auditor, non da nessuna certezza ma solo la ‘parvenza’ che vada tutto bene solamente per incorniciare il certificato relativo all’anno.

Poi tutto ad un tratto e FINALMENTE si rompe la magia….ed arriva l’uomo nero ovvero l’auditor di un audit non annunciato.Audit Non Annunciato

Che cosa è l’audit non annunciato

L’audit non annunciato era fino ad adesso un qualcosa , uno sfizio, per alcune aziende che lo richiedevano per esempio nel BRC per farsi attribuire il punteggio supplementare relativo al +, audit 2  date, dopo questo bellissimo regalo che si facevano talune aziende, ci sono stati dei fattori, scandali alimentari e  frodi, che hanno spinto talune GDO a  far inserire nei contratti di fornitura il prerequisito di una  certificazione GFSI, BRC, IFS, FSSC 22000, GAP, e l’obbligo di ricezione di audit non annunciato da parte della GDO o di agenzie qualificate per questo, ovviamente perché molto spesso, fattore di cui sopra, aziende certificate con il massimo del punteggio erano quelle in cui si evidenziavano grani NC.

Quindi…  diventa difficile ‘accordarsi’ quando un Auditor ha l’obbligo di presentarsi in un azienda ed in 20 minuti essere in produzione, potendo così verificare, soprattutto le GMP, i sistemi di tracciabilità ed i rischi reali, senza farsi infiocchettare manuali qualità di 20000 pagine e  pranzi in ristoranti lontani 200 km o sopportare consulenti ai quali per fini commerciali tutto sia dovuto.

Il futuro…

Ormai è prossima l’uscita della nuova GFSI Guidance Document Version 7, che applicherà questo strumento audit non annunciato  nell’ambito degli schemi di sicurezza alimentare, per la reale tutela della sicurezza igiene, qualità e  legalità del prodotto nei confronti delle catene della GDO che e  soprattutto a  tutela dei consumatori.

Quindi occhio ragazzi che se un sistema non fa la qualità, un accordo poco leale va a  discapito della vostra professionalità, della crescita dell’azienda e  della sua tutela.

Fonte: Sistemi & Consulenze

Il Mestiere Dell’Auditor

Il mestiere di Auditor

Auditor: il lavoro più bello del mondo. Ma …, lavoro a molti sconosciuto, ad alcuni non chiaro, ma di sicuro fascino ed interesse.

Inizia con questo articolo, una serie dedicata a questa professione, i successivi articoli saranno calati sul campo, frutti di esperienze dirette.

Il primo si riferisce alle basi, alla formazione, e a quali aspetti il mestiere di auditor è connesso.Auditor

AUDITOR: ESPERIENZA, FORMAZIONE, COMPETENZE

L’audit è un processo sistematico, indipendente e documentato per ottenere evidenze dell’audit e valutare con obiettività, al fine di stabilire in quale misura i criteri dell’audit sono stati soddisfatti.

Al fine di rendere questo processo capace di risultati di utilità per la direzione, l’audit deve essere condotto da professionisti competenti, con una buona conoscenza della norma e in grado di pianificare e completare in modo efficace un’attività capace di dare alto valore aggiunto a tutte le parti in causa.

L’auditor deve quindi avere:

  • Esperienza di partenza
  • Conoscenze
  • Competenze di base
  • Competenze aggiornate
  • Esperienza continuativa

non solo nella norma criterio dell’audit ma anche nel settore dell’azienda auditata.

Il primo passo è quello di avere un’esperienza documentata di lavoro in un’azienda per attività tecniche di almeno 5 anni, di cui almeno 2 anni continuativi nel campo della gestione di un sistema. Questa esperienza è un tassello fondamentale per acquisire la familiarità non solo con gli aspetti quotidiani di gestione dei sistemi, delle attività aziendali, ma soprattutto con le dinamiche aziendali che in sede di audit dovranno essere capite già dai primi minuti (ne parleremo approfonditamente in uno degli articoli della serie “Auditor: il lavoro più bello del mondo. Ma …”).

Dopo aver maturato un’esperienza significativa aziendale, è necessario frequentare un corso qualificante per “Lead Auditor/Auditor di terza parte”, che dovrà essere riconosciuto da uno degli enti di certificazione del personale (es: CEPAS; KHC, AICQ SICEV, …).

Tale corso andrà ad affrontare le tematiche che gli auditor devono padroneggiare per la conduzione degli audit:

  • Terminologia, principi, prassi e tecniche relative alla gestione per la qualità;Auditor
  • Norme e documenti normativi sui sistemi di gestione per la qualità
  • Prassi di gestione del business
  • Settore di business del cliente
  • Prodotti, processi ed organizzazione del cliente;
  • Sistema di accreditamento nazionale ed europeo
  • Tipologie di audit
  • Ruolo, responsabilità e principi di etica professionale connesse alla figura dell’Auditor e del Responsabile Gruppo di Audit
  • Gestione dei programmi di audit
  • Metodologie e tecniche di conduzione di tutte le fasi dell’attività di Audit e la gestione delle riunioni e dei gruppi di audit
  • Gestione del rischio come applicabile negli audit sui SG
  • Requisiti di legge su salute e sicurezza da rispettare nel corso di audit
  • Responsabilità civili e sanzioni penali relative al rapporto di audit
  • Forme di tutela in caso di comportamenti dolosi da parte di terzi

I corsi per auditor di Sistemi di Gestione (qualità, ambiente, energia, safety, sicurezza alimentare, …) sono suddivisi in 2 moduli:

  • Modulo relativo alle regole di audit, basando sui requisiti delle ISO 19011:2012 e ISO/IEC 17021 – della durate di 16 ore – vedi “FOCUS ON
  • Modulo specifico sui requisiti della norma (9001, 14001, 50001, 18001, 22000, …) – della durata di 24 ore

Entrambi i moduli terminano con un esame ed una simulazione, in cui il docente valuterà non solo le conoscenze acquisite, ma anche le tecniche di audit e l’approccio al “mestiere”.

I corsi per auditor sono obbligatori per coloro che intendono svolgere la professione per conto di enti di Certificazione conducendo “audit di terza parte”; per chi intende effettuare solo gli audit di prima o seconda parte, questi corsi non sono obbligatori, ma caldamente consigliati in quanto in tali corsi si impara non solo la “teoria” delle norme, ma si mette in pratica quel che sono i requisiti contenute nelle norme 19001 e 17021 e ci si confronta con altri professionisti.

L’esperienza aziendale precedente unita alle competenze acquisite dopo tale corso sono elementi che consentiranno all’auditor di poter svolgere la propria attività con professionalità; nello specifico lo metteranno in grado di:

  • applicare, a differenti audit, appropriati principi, procedure e metodi per garantire che gli audit siano condotti in modo coerente e sistematico
  • comprendere il campo di applicazione dell’audit e applicare i criteri di audit
  • comprendere la struttura, le prassi aziendali e di gestione dell’organizzazione oggetto dell’audit
  • operare nell’ambito dei requisiti legali e contrattuali dell’organizzazione
  • utilizzare un linguaggio appropriato a tutti i livelli nell’ambito dell’organizzazione del cliente
  • effettuare riunione inziale/finale ed interviste
  • individuare leggi, regolamenti, direttive, contrattualistica, convenzioni nazionali e internazionali, … relativi alle organizzazioni da sottoporre ad audit
  • applicare le norme rispetto a cui condurre le verifiche
  • pianificare, condurre un audit e comunicarne dei risultati
  • conoscere i requisiti dei sistemi di gestione e loro applicazione a organizzazioni e logiche organizzative differenti
  • comprendere il contesto in cui le organizzazioni si muovono
  • utilizzare la terminologia settoriale e le tecniche per diversi SG
  • riconoscere processi e prodotti, il loro impatto sull’ambiente, i loro rischi, e le modalità di presidio degli stessi

In aggiunta a tali competenze, per il Responsabile del Gruppo i Audit è richiesta la capacità di:

  • pianificare gli audit
  • organizzare e guidare i gruppi di audit
  • prevenire l’insorgere di conflitti ed, eventualmente, di risolverli

Esperienza. Formazione. Competenze. Bastano?

Per alcuni sistemi di gestione questi sono elementi necessari, ma non sufficienti.

Esistono infatti regolamenti che richiedono all’auditor di essere qualificato da un Ente di Certificazione delle competenze come auditor/Lead auditor. È una vera e propria certificazione della professione (perché è di questo che si tratta: l’auditor è una professione), con esame scritto ed orale, e rilascio di iscrizione al registro. Tale certificazione è valida per 3 anni, dopodiché bisogna dimostrare di aver svolto l’attività in modo continuativo e di non aver avuto reclami per il proprio operato.

FOCUS ON … UNI EN ISO 19011:2012 e ISO/IEC 17021:2011

Il modulo iniziale per la formazione in aula di un auditor è in comune tra tutti i SG, è quello basato sulla norma ISO 19011:2012 “Linee guida per audit di sistemi di gestione” e sulla ISO/IEC 17021:2011Valutazione della conformità – Requisiti per gli organismi che forniscono audit e certificazione di sistemi di gestione”, e presenta ai futuri auditor i requisiti delle norme di riferimento per gli audit. Questo modulo rappresenta credito permanente: non deve essere ripetuto se si frequenta un altro corso per auditor relativo ad una norma diversa.

La attuale edizione della norma ISO 19011:2012 specifica le linee guida per la conduzione di audit di sistemi di gestione (non più solo qualità e ambiente), e si concentra sugli “audit interni” (di Auditorprima parte) e sugli “audit effettuati dai clienti sui loro fornitori” (di seconda parte). Quelli di “terza parte” vengono invece demandati alla norma ISO/IEC 17021:2011, rispetto alla quale la 19011 si configura quale un prezioso strumento complementare.

Entrambe le norme hanno avuto aggiornamenti significativi che rende conto del moltiplicarsi dei sistemi di gestione.

Seguendo le tendenze del mercato, che vede la presenza sempre più massiccia di aziende con sistemi di gestione integrati, le nuove edizioni di 19011 e 17021 tendono la mano ad una integrazione più efficace degli audit, all’armonizzazione e, quando possibile, massima ottimizzazione, dei sistemi di gestione e dei relativi processi di audit.

Inoltre seguendo l’approccio delle nuove norme qualità 9001 ed ambiente 14001 versione 2015, si introduce il concetto di rischio per le attività di audit, declinando il rischio nel non raggiungimento degli obiettivi di audit stabiliti, e nella minimizzazione dell’impatto delle attività di audit sui processi operativi delle organizzazioni sottoposte ad audit.
Altre novità sono:

  • aggiunta di alcuni nuovi principi di audit (tra cui la riservatezza, già nota ai più)
  • ampliamento della sezione dedicata alla gestione del Programma di audit, con nuove indicazioni relative alle competenze richiesta per tale attività
  • introduzione del metodo di audit remoto
  • rafforzamento e determinazione del processo di valutazione delle competenze degli auditor
  • respiro più ampio verso resilienza, sicurezza, preparazione e continuità delle organizzazioni, sicurezza delle informazioni, della salute e sicurezza sul lavoro.

La differenza che permane quindi nelle due norme ora complementari, è rappresentata dal fatto che la ISO 19011 è destinata ad una estesa gamma di potenziali utilizzatori, che comprendono:

  • gli auditor
  • le organizzazioni che attuano sistemi di gestione
  • le organizzazioni che operano nella certificazione o nella formazione ed addestramento degli auditor
  • le organizzazioni che operano nella certificazione di sistemi di gestione
  • le organizzazioni che operano nell’accreditamento o nella normazione nel campo della valutazione della conformità.

La 17021 rimane relegata al mondo degli Enti di Certificazioni, anche se molti dei principi contenuti possono essere presi come linee guida anche dagli altri attori del mondo delle certificazioni

Fonte: Sistemi & Consulenze

Metrologia la nicchia delle misure

Novità dal Mondo della Metrologia

Il mondo della metrologia viene considerato una ‘nicchia’ per pochi saccenti nascosti nei laboratori metrologici, infatti le aziende , scontrandosi, con pesi, volumi, tarature, temperature, ecc, si perdono e  non conoscono chi possa fare cosa anche attaccati continuamente da realtà di consulenza che, molto spesso, offrono servizi, che non esauriscono realmente le richieste di leggi e  norme,  a  discapito dell’azienda che ha responsabilità legali su tali aspetti.

Il 19 settembre è entrato in  in vigore il D.M 93  del 21 aprile 2017 dove sono state apportate delle modifiche alla vecchia normativa metrologica introducendo l’obbligatorietà del libretto metrologico.

Le Sostanziali Novità di tale decreto ministeriale sono:

  • Le aziende costruttrici di bilance non sono più abilitate ad effettuare la prima Verifica Periodica ma solo la Verifica Prima.
  • Dopo il 19.09.2017 con l’acquisto di una bilancia,  ci saranno un massimo di trenta giorni per la messa in servizio effettuata dal titolare dello strumento (Utente Metrico) attraverso l’apposita comunicazione di messa in servizio alla Camera di Commercio di riferimento, comunicando modello, matricola, uso, indirizzo, ecc…
  • Dopo avvenuta la messa in servizio, l’utente metrico dello strumento ha 3 anni di tempo per richiedere la prima Verifica Periodica.
  • La Verifica Periodica avrà una validità di tre anni e dovrà essere richiesta, per il rinnovo, una nuova verifica periodica almeno cinque giorni lavorativi prima della scadenza o, nell’eventualità in cui lo strumento si trovi in riparazione, entro dieci giorni lavorativi dall’avvenuta riparazione dello stesso , mantenendo evidenza dello stato di manutenzione, solo se la manutenzione o riparazione abbia comportato la rimozione dei sigilli di chiusura o dei sigilli elettronici.

Istituzione del Libretto Metrologico

Ogni strumenti di misura deve essere dotato di un “Libretto Metrologico”, ove non vi abbia già provveduto il fabbricante, l’Organismo che esegue la prima verificazione periodica dota lo strumento di misura, senza onere per il titolare dello strumento, di un libretto metrologico contenente le informazioni secondo quanto previsto dall’Allegato V del DECRETO 21 APRILE 2017, n-93 – REGOLAMENTO SUI CONTROLLI DEGLI STRUMENTI METRICI.

Quindi, dall’ingresso in vigore di questo DM, 19.09.2017,  ogni nuova verifica periodica effettuata richiederà l’emissione del Libretto Metrologico rilasciato dal laboratorio abilitato o dalla Camera di Commercio di competenza che effettuerà la verifica. Il Libretto Metrologico rimarrà all’utente metrico dello strumento che ne avrà cura e servirà per annotare ogni operazione riguardante lo strumento metrico, cioè: verifiche periodiche, riparazioni, vendita ad altro utente, ecc…

Fonte: Sistemi & Consulenze

I Dubbi dei Consumatori Bio

Perchè i Consumatori Bio hanno molti Dubbi.

E’ fuori ogni dubbio che le conversioni del reparto agroalimentare tra il convenzionale ed biologico sono in esponenziale crescita, non ai livelli di altri paesi Europei,  come le richieste dei consumatori e   di conseguenza il volume d’affari, ma allora perché i consumatori bio sono molto ancora diffidenti rispetto alle tematiche delle certificazioni Biologiche?

Una parte  di questa diffidenza viene sicuramente dalle campagne, spesso pilotate,  su scandali e  frodi che negli ultimi tempi hanno investito aree di interesse Bio, Aziende, Enti….., per i quali Accredia si è iniziata a  muovere, a  tutela dei consumatori per dar sostegno soprattutto ad aspetti relativi alle adulterazioni, sostituzioni, tracciabilità dei prodotti più a  rischio frode, olio, farine,Consumatori Bio latte,….

Molti consumatori, i quali negli ultimi anni sono cresciuti come competenza e  conoscenza dei prodotti che acquistano e  consumano, si pongono come quesito come possa un’azienda che come ‘politica’ produce merce convenzionale possa anche produrre biologico e  quindi viene evidenziato solamente un aspetto commerciale  a discapito dell’aspetto sostenibile al quale i consumatori sono sensibili.

Un altro aspetto evidenziato dalle preoccupazioni è quello relativo al rischio chimico, che non può essere abbattuto con cotture e  trattamenti e  che colpisce soprattutto le categorie più deboli, quindi viene fatta molta attenzione alla tipologia di packaging, e, aspetto uno tra i più fondamentali e  motivo di fortissimi dubbi appunto sugli aspetti nei confronti della certificazione biologica è la localizzazione dell’azienda produttrice.

Perché viene ritenuto così importante questo aspetto nella certificazione bio?

Viene ritenuto dai consumatori bio un aspetto fondamentale perché è assurdo rilasciare e  far commercializzare prodotti certificati bio provenienti da paesi, soprattutto extra UE, con regolamenti differenti e ancor più grave provenienti da note aree contaminate o limitrofe ad esse.

Si può prendere il classico esempio dell’azienda vinicola certificata bio, accanto ad un’azienda identica che non lo è, ed usa quindi fertilizzanti ed antiparassitari, oppure un’azienda che ha nella sia delimitazione una realtà impattante dal punto di vista ambientale.

Conclusione!!!

Quando ci vengono fatte queste domande dai consumatori rimaniamo un poco sul pero, come si dice, perché non vi sono delle risposte chiare da dare, e  non si possono dare certezze con alcune analisi effettuate a  campione, ma riteniamo di essere tra quelle realtà che spingono perché la certificazione Bio debba essere inserita obbligatoriamente in una certificazione Food, dove debba essere effettuata  una chiara analisi del contesto, stile BRC ed Iso 9001:2015, ed un analisi dei rischi di tutti gli aspetti impattanti sugli Steckholders.

Fonte: Sistemi & Consulenze

Prossima Frontiera Export USA

Export USA…Tu vo fa l’americano?

A l’America piace sempre di più l’Italia ed i suoi prodotti infatti l’ export USA vola!!!

Ma, l’aumento delle importazioni da parte degli stati US, ha portato pericoli statisticamente crescenti, ed una necessaria armonizzazione delle normative di controllo, non potendosi più accontentare degli standard privati per la sicurezza alimentare, BRC, IFS, FSSC, GAP, il Governo USA tramite FDA, ha ‘creato’ uno schema, per l’armonizzazione appunto dei controlli e della documentazione richiesta sulle merci  e sui fornitori in ingresso nel paese, pensionando il sistema HACCP, Hazard-Analysis and Control of Critical Points, aggiornandolo con il HARPC, HazardExport USA Analysis and Risk-based Preventive Controls for Human Food.

Il FSMA, Food Safety Modernization Act, si basa appunto sul sistema HARPC, un sistema di controlli e  validazioni più attivo reattivo focalizzato alla prevenzione e  non solamente alle azioni correttive per riportare situazioni con conformità, diventa fondamentale l’uso del prodotto dando un taglio ad analisi dei rischi fantomatiche basate solo su analisi analisi analisi di laboratorio.

In Europa si sa siamo molto bravi a  far casino, basti pensare che le linee guida dei PRP sono uscite lo scorso anno!! La dice lunga sulla marea di interpretazioni documentali, che i broker si trovavano a  dover comprendere!!

Dal punto di vista documentale c’è da dire che un’azienda certificata BRC IFS copre la gran parte delle richieste del Food Safety Plan, ma c’è un’organizzazione documentale unica, rilasciata direttamente da FDA, senza lanciarsi in creazioni creative assurde, e  l’identificazione e  formazione della figura del PCQI, Preventive Control Qualified Individual, responsabile della realizzazione del Plan e  della supervisione delle procedure.

Ovviamente questo nuovo regolamento non si applica a  tutte le realtà, ovvero rimangono esclusi i settori già normati.

In pratica il Food Safety Plan per l’export USA..

Dopo la registrazione triennale tramite sito di FDA, dove verrà inquadrata la ‘grandezza’ aziendale, i prodotti commercializzati in US e la figura dell’ US Agent si procederà con la redazione del Export USAPlan da parte del PCQI e  del Safety Team. Segue un breve sunto del Food Safety Plan per lo specifico prodotto da inviare con le dovute registrazioni entro 3  giorni dalla richiesta o preventivamente al broker/cliente:

  • Presentazione Aziendale , una sorta di analisi del contesto della realtà aziendale;
  • Food Safety Team, gruppo per la sicurezza alimentare comprensico di PCQI;
  • Descrizione del prodotto, caratteristiche chimiche, fisiche, biologiche, shell life, uso, utilizzo, conservazione, trasporto, ingredienti, allergeni, claims,…
  • Diagramma di Flusso, Approvato dall’azienda e dal PCQI;
  • Analisi dei pericoli, Biologico, Chimico, Fisico, Economico;
  • Preventive Control, misure di controllo, PRP, GMP, CP, CCP…;
  • Process Preventive Control, i controlli di processo;
  • Allergen Preventive Control, controlli preventivi per la gestione del cross Contact degli allergeni, i big 8;
  • Sanitation Preventive Control, le misure di controllo della sanificazione;
  • Supply Chain Preventive Control, le misure di controllo per l’accreditamento dei fornitori, catena di custodia;
  • Recall Plan, piano di richiamo ritiro merci;
  • Registrazioni e Revisioni Piano.

Chiaro come tutto ciò sia simile a  ciò che avviene durante una verifica BRC IFS tranne che le normative applicate non si riferiscono  a  quelle Eu ma a  quelle US, ed è per questo che lo standard BRC ha formulato un modulo aggiuntivo BRC Ready per allineare le norme, visto che le linee del BRC 8 volgeranno all’ HARPC.

Vuoi approfondire le tematiche? Aprirti al mercato dell’ Export USA? Devi verificare lo stato del tuo adeguamento all’ HARPC? Devi Formare il PCQI? Contattai!!!

Fonte: Sistemi & Consulenze

 

Sistemi & Consulenze La Qualità che non fa la Qualità

Sistemi di Gestione Inefficienti che non sono Sistemi

Quello attuale è un periodo di grandi cambiamenti, le aziende si trovano continuamente bombardate dalle richieste più disparate di un mercato molto frazionato.

Nell’area Food i mercati BRC, IFS, BIO, KOSHER, HALAL,…., impongono alti standard per la Sicurezza Qualità e  Legalità dei prodotti ed evidenze sempre più REALI.

REALI…Perchè utilizzare questa parola?

Perchè la nostra esperienza ci porta ad incontrare molte aziende, certificate con i su scritti schemi, dove in pratica il sistema è ‘montato’ solamente con una struttura direzionale basato su una vecchia ISO 9001.

I puristi ingegneristici della qualità per amore della qualità insorgeranno dicendo: ‘ma questi standards contemplano un concetto fortemente qualitatese!’

Si certo…., ma in visione ISO 31000 Risk Management dove si ragione sui rischi e  la loro gestione non è un megaipergiga trattato di statistica, che l’azienda in primis non comprende, ed un Sistemi di Gestione Inefficientisistema non compreso dall’azienda è un sistema che non è efficace, dove gli Skill sono poco individuati dall’azienda e soprattutto, dopo tutta la fatica fatta, non vengono gestiti gli output.

Un’altro aspetto da sottolineare è quello relativo al fatto che una gestione così ‘progettata’, molto spesso, è un copia incolla, dove ci sono, si, gli aspetti trattati dagli standards, ma basta grattare la superficie e  SBAM!!!

Facciamo qualche esempio:

Esaminiamo un piano di formazione dove vediamo che tutte le risorse dell’azienda sono formate su tutti i punti e  le tematiche, 2000 firme, ecc ecc, bhè lo dice la norma quindi il consulente dirà

è perfetto ma posiamoci delle domande:

  1. Tutti vengono formati su tutte le tematiche? Quindi gli Acquisti sono formati sul controllo preperativo?
  2. L’addestramento in campo a  chi viene fatto?
  3. La formazione per le emergenze?
  4. chi viene formato per la responsabilità di un controllo per i CCP?

Oppure:

Gestione dei materiali fragili quali vetri, plastiche dure, ceramiche..,:

Ci troviamo difronte un elenco imbastito  di numeri senza definire responsabilità, interventi immediati, tempistica di fine intervento, planimetria, rischio e  tipologia del materiale.

Oppure un’identificazione approssimativa delle aree di rischio, comprese male, per esempio definire un area High Risk, dove però non sono separati i flussi, non sono presenti strutture per la vestizione specifica in ingresso, colori diversi di vestiario, attrezzature per le pulizie differenziate.

Si potrebbe andare avanti per ore!!!

Eppure sembrerebbe tutto conforme no? Vengono trattati tutti i punti degli standards, c’è tutto si questo è vero ma in una visione qualitatese molto antiquata che può  andare bene anche oggi, ma gli standard brc ifs chiedono ben altro, non un impegno soltanto direzionale, la qualità si fa negli uffici della direzione, ma c’è bisogno di competenza ed impegno delle risorse a  tutti i livelli, soprattutto quelle interne per la gestione giornaliera del sistema e  delle evidenze richieste dai mercati.

Ma come ci si può accorgere se il nostro sistema ha queste lacune? Sempre se non fosse già sparito, perchè oggi giorno fanno così quando perdono i fili, consideriamo il lavoro del consulente, colui che ha il dovere di farvi capire e comprendere il vostri sistema, la documentazione le procedure,  che dovrebbero essere realmente lo specchio di quello che fate, quest al di là delle specifiche tecnico scientifiche, e  ricordatevi che quando qualcosa della Vostra azienda non è comprensibile da voi stessi, figuriamoci come possano comprenderlo Clienti, Valutatori, significa che ci sono grosse criticità e che non vi è ne efficienza ne efficacia in quello che state o vi stanno facendo fare.

Fonte: Sistemi & Consulenze