Comunicare il Cibo

Comunicare il cibo, cambiando la prospettiva.

Comunicare il cibo come se dovessi fare un ritratto.

Sto gironzolando da giorni sulle pagine  web per monitorare la comunicazione attuale del cibo, a livello sia di immagine che di strategie.

Cibo argomento di una vastità infinita, grande business attuale, trend del momento, e anche grande problema mondiale, se si pensa che solo un terzo della popolazione ha accesso alle risorse alimentari che ne garantiscono ilComunicare il cibo sostentamento: sprecato, contaminato, a km zero, sofisticato, biologico, sostenibile e chi più ne ha più ne metta.

Come si può quindi raccontare attualmente il cibo?

Che sia una mela prodotta in maniera biologica  o un complicato piatto di nouvelle cusine?

Il ruolo principale della comunicazione era quello di far conoscere il prodotto che una azienda produceva. Con il tempo quel ruolo si è modificato diventando più strumento di plagio e di induzione di bisogni. Con il tempo però si sta sempre più assistendo a un risveglio del consumatore, a una presa di coscienza “del peso delle proprie scelte”, a una maggiore consapevolezza e conseguente rifiuto dei messaggi di una  comunicazione “ingannevole”.

Per questo le vecchie tecniche di comunicazione diventano sempre più inutili e devono subire una trasformazione, un evoluzione, occorre un cambio reale di prospettiva e di proposta. Deve finire l’ostinata lotta alla caccia del nuovo cliente, o realisticamente, visto che poi le aziende vogliono ampliare il proprio parco clienti, si deve cominciare a comprendere che questo punto non può essere l’unico obiettivo della comunicazione.

Il consumatore oggi è più consapevole del peso delle sue scelte. Se è quindi vero che la comunicazione viaggia ancora su canali persuasivi, talvolta anche funzionanti, si vedano le attuali campagne, ad esempio, della birra sia Italiane che estere, è indubbiamente il momento di creare un percorso parallelo che parli a questi nuovi consumatori consapevoli.

Un aspetto fondamentale è anche quello relativo alle politiche,  alla progettazione ed al miglioramento dei prodotti da parte delle aziende tramite investimenti in ricerca e  conformità nonché certificazione a  standard relativi a lla Sicurezza ed Igiene alimentare, tracciabilità,  alle performance Ambientali, etiche sostenibili,…

Personalmente ritengo indispensabili i seguenti punti per realizzare una comunicazione efficace e vincente nel settore food:

  • Un piano di comunicazione organico e integrato con il piano marketing ed operativo dell’azienda.

Chi comunica deve conoscere come “funziona” l’azienda, quali sono le fasi di produzione, le criticità, i plus, le materie prime utilizzate, da dove vengono, chi le lavora, con quali macchinari ect. Partendo da una visione olistica dell’azienda e non più settoriale.

Discorso che può far esclamare: è ovvio! Purtroppo nella pratica non accade questo, i vari organismi dell’azienda, lavorano separatamente e cmq se anche lavorano insieme non accade quasi mai in maniera continuativa.

  • La comunicazione deve essere coordinata e programmata nel tempo:

ovvio anche questo, ma nella realtà la comunicazione food viene realizzata a spot estemporanei, che tengono presente non tanto l’identità dell’azienda e del prodotto ma il fine per cui la comunicazione viene pensata e realizzata. Se si pensa al recente evento di Expo Italia, si potrà ricordare come tutta la comunicazione fosse indirizzata al tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita!” e, se si è analizzata in maniera approfondita la  questione, si dovrà ammettere che spesso l’identità aziendale o del prodotto era molto penalizzata, alcune volte addirittura incastrata e schiacciata nel tema principale.

Raccontare il prodotto, l’azienda, il suo passato, il suo presente e il suo futuro, in maniera reale e coerente quindi, declinando non oltre il necessario alle varie campagne da sviluppare.

  • Far emergere le peculiarità del prodotto con una comunicazione personalizzata:

Ovvio anche questo. L’omologazione di questi tempi invece è a livelli inimmaginabili.

Fotografie tutte uguali, ad esempio, quasi non guardate, ne scelte, claim che hanno più o meno tutti gli stessi contenuti a seconda del target da colpire, colori di moda da tener presente, mode omologanti scelte per mancanza di creatività, e soprattutto troppo spesso una incapacità del comunicatore di vedere il futuro dell’azienda e del prodotto: cosa verrà dopo partendo da questa comunicazione? E se da una parte si tende a dire che omologando si riesce a soddisfare gran parte del mercato, è anche vero che si perdono tutte quelle peculiarità che di fatto rendono un qualsiasì prodotto vincente.

Rivolgersi a persone competenti e professionali:

professionisti e team collaudati con diverse competenze che lavorando insieme riescano a creare progetti funzionali e specifici per le aziende.

L’improvvisazione che riscontro purtroppo continuamente alle fiere di settore, nei grandi eventi, ma anche visitando le aziende, è indubbiamente il male peggiore della comunicazione attuale e colpisce un po tutte le realtà: dalle piccole aziende a quelle più grandi.

Si improvvisano campagne, loghi, immagini coordinate, stand, video, fotografie,  video, fenomeno dovuto a una visione non organica della comunicazione, spesso affidata al  miglior preventivo, o al professionista del momento.

Come realizzo le mie immagini seguendo le linee guide precedenti?

Quando sviluppo un progetto le immagini hanno un ruolo fondamentale, che si tratti di fotografie o video. Il mio approccio fotografico e narrativo si sviluppa su tutti i punti precedentemente elencati, e si evolve ampliando il panorama percettivo attraverso una tecnica che chiamo “sensoriale”, dagli studi che ho fatto sul marketing classico sensoriale, ovviamente anche qui, ribaltando il concetto: non cerco di stimolare i sensi dell’eventuale cliente ma con delle tecniche, testate negli anni, stimolo i miei per creare fotografie “ritratto” del prodotto, luogo, servizio, azienda, che sto fotografando e che partono dalle emozioni che vivo. Niente di trascendentale, normale percezione sensoriale di cui tutti siamo dotati.

Immagini, quindi, molto mie, che raccontano il prodotto e l’azienda.

Realizzo “Ritratti di Food”, basati sulla conoscenza e l’esperienza di ciò che devo fotografare.

Assaggiare il cibo, godere dei suoi aromi, sono solo due degli step a me necessari per arrivare  a fotografare un prodotto.

Una preparazione artistica di anni mi da anche la possibilità di spaziare a 360 gradi nella sperimentazione e nella ricerca di inquadrature e illuminazioni particolari, senza improvvisazione ma coerentemente con il progetto da sviluppare.

Fonte:

www.vanessarusci.com

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