Finalmente la revisione ISo 22000

Verso la Nuova Revisione ISO 22000

Lo standard ISO 22000 Sistemi di gestione per la sicurezza alimentare – Requisiti per qualsiasi organizzazione nella filiera alimentare, nel testo ISO Food safety management systems—Requirements for any organization in the food chain”, la norma dalla quale si dovrebbe partire per la gestione della Sicurezza alimentare, a dieci anni dalla sua pubblicazione la nuova revisione iso 22000 , in un processo di aggiornamento e adeguamento ai nuovi requisiti di sicurezza alimentare che si stanno evolvendo.

Lo sviluppo dei mercati internazionali, quantità, distanza tra aziende produttrici e  consumatori, ha aumentato le  incidenze dei rischi sugli aspetti economici aziendali e  sulla Sicurezza Qualità e  Legalità dei prodotti.

Lo standard ISO 22000, l’armonizzatore, è fondamentale  garanzia, a livello globale, per la sicurezza della catena di fornitura degli alimenti. Per questi motivi, è in corso una profonda revisione dello standard, con l’obiettivo di armonizzare la norma sia alle norme internazionali già revisionate , ISO 9001 Qualità ed ISO 14001 Ambiente, nonché allinearla alle richieste dei nuovi standardla revisione ISO 22000 internazionali per la sicurezza alimentare.

Le principali novità di questa revisione sono:

  • L’adozione della nuova High-Level Structure di ISO (HLS), ora obbligatoria nell’elaborazione e revisione degli standard sui sistemi di gestione. La nuova struttura fornisce un quadro che rende più semplice, per le imprese, l’integrazione di più sistemi di gestione.
  • Fornire gli strumenti per comprendere i diversi approcci basati sul rischio. Il concetto di rischio ha ora diversi utilizzi, ed è importante che le imprese alimentari distinguano tra la valutazione del rischio operativo, realizzata attraverso l’Analisi dei Rischi e Controllo dei Punti Critici (HACCP), e il rischio d’impresa, concetto che comprende anche le opportunità.
  • Chiarire come funzioni il ciclo PDCA (Piano, Esecuzione, Controllo, Azione) nello standard, grazie all’inclusione di due distinti cicli PDCA, che si svolgono l’uno all’interno dell’altro. Il primo si applica al sistema di gestione, mentre il secondo si concentra sulle operazioni, descritte nella Clausola 8, che coprono anche i principi HACCP definiti dalla Commissione sul Codice Alimentare.

Prevenire, ridurre o eliminare i rischi legati alla sicurezza alimentare, è fondamentale per mantenere un ambiente igienico in tutta la catena di fornitura degli alimenti, ingredienti. La versione dello standard avrà al suo interno importanti elementi in grado di garantire la sicurezza lungo tutta la supply chain, dal punto di origine fino alla tavola; inclusi una comunicazione interattiva e un approccio sistematico alla gestione.

La sicurezza alimentare si può garantire solo attraverso l’impegno congiunto di tutte le parti coinvolte lungo la supply chain, dai produttori primari e di alimenti, all’industria alimentare, fino agli operatori che si occupano del trasporto e del deposito, ai sub fornitori, e ai venditori al dettaglio.

Un altro principio introdotto sarà quello della Food Defense termiche che rappresenta un sistema di prevenzione e difesa contro attacchi (sabotaggi) perpetrati intenzionalmente lungo la catena di lavorazione di un prodotto alimentare, atti a compromettere la capacità produttiva e commerciale, delle organizzazioni con azioni che possono spaziare dal sabotaggio delle linee produttive, all’alterazione del prodotto destinato alle vendite, quindi viene ampliato lo spettro d’attenzione non sono sull’igiene e la sicurezza alimentare ma anche sulla sicurezza e protezione fisica del prodotto, alle possibili problematiche legate al bioterrorismo ed alla gestione delle controversie delle risorse interne.

Fonte:

Sistemi & Consulenze

Annunci

Acquacoltura di Orbetello Storia e Qualità

Il polo dell’acquacoltura di Orbetello Storia e Qualità

Testimonianze storiche attestano  una importante attività legata alla pesca nell’area di Orbetello. In particolare già in epoca romana nell’attuale Ansedonia era operante e florida

Acquacoltura di Orbetello Storia e  Qualità

Fig.1: Dettaglio di un vaso greco del IV sec. A.c. con venditore di tonno, dagli scavi di Lipari.
Fig. 2 : Veduta ricostruttiva delle attività di pescicoltura nel Portus Cosanus in epoca romana.
Fig 3 : Catasto toscano (1823 ). Nella pianura prossima ad Ansedonia è ancora presente il Padule della Tagliata poi bonificato. E’ in corrispondenza del canale di collegamento con il mare che sono presenti le vestigia di antiche attività di pescicoltura.l’attività portuale della colonia di Portus Cosanus  ( Fig 1,2,3 ) dove evidenze archeologiche risalenti al II – I sec. a.C. indicano con chiarezza l’esistenza di attività di acquacoltura finalizzate al rifornimento dei principali mercati dell’antica Roma, a testimonianza della naturale vocazione di questo ambiente. Uno degli impianti di allevamento operanti nella zona è realizzato  proprio nel luogo  ove sono stati trovate  le vestigia di questi antichi impianti di acquacoltura.

Gli impianti

Oltre all’attività di acquacoltura estensiva svolta direttamente all’interno della Laguna di Orbetello, nelle aree circostanti si è sviluppata a partire dal decennio 1970 un’attività di acquacoltura intensiva. Lo sviluppo degli impianti intensivi ha trovato un particolare impulso anche grazie allo sfruttamento di un’opportunità geologica molto rara esistente nell’area: la presenza di un termalismo di faglia che consente di  captare acqua salmastra di eccellente qualità ad una temperatura costante tutto l’anno e compresa tra i  20 e i 25 ° C. e con salinità compresa  fra il 18 e il 37 0/00. Si tratta di parametri che permettono lo sviluppo di allevamenti  ittici  in condizioni ottimali per il metabolismo e quindi per l’accrescimento di specie ittiche eurialine (organismi in grado di sopportare notevoli variazioni del grado di salinità dell’acqua)  di particolare pregio commerciale, riducendo notevolmente i tempi di produzione che non subiscono grazie a ciò le naturali stasi stagionali di accrescimento. Le  peculiari caratteristiche ambientali, insieme all’elevata qualità delle produzioni, all’attenzione per la sicurezza del consumatore e alle  competenze tecniche hanno permesso al prodotto ittico d’allevamento di Orbetello di diventare, in pochi anni, leader italiano con una reputazione ed un valore ampiamente riconosciuto.

“Cosa  società  Agricola a r.l.”

COSA Società Agricola  a r.l. è un’azienda ittica impegnata nella produzione di spigole e orate che opera nel settore dell’allevamento ittico dal 1975; l’impianto si trova in località La Tagliata di Ansedonia – Orbetello (GR).  Insieme agli altri impianti di allevamento ittico che circa quaranta anni fa si svilupparono attorno alla Laguna di Orbetello, l’azienda ha dato il proprio contributo alla nascita e allo sviluppo della moderna acquacoltura mediterranea di specie eurialine in vasche a terra. Fin dalla fondazione, la Società ha prodotto spigole ed orate, affiancate inizialmente alla produzione di anguille, che già a metà degli anni ’80 fu abbandonata per dedicare tutta l’attività alla produzione di spigole, orate ed ombrine boccadoro. Nel corso degli anni sono state effettuate prove di allevamento di altre specie (Diplodus puntazzo, Diplodus sargus, Solea solea). La Società ha collaborato con vari Istituti Universitari ed Enti di ricerca per la realizzazione di numerosi progetti: Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi di Udine, Università degli Studi di Roma,  Università degli Studi di Bologna, Istituto Superiore di Sanità.

Nel 2012/2013 l’azienda ha ottenuto la certificazione per le norme volontarie ISO 9001:08 (Certificazione di Sistema Qualità), ISO 14001:04 (Certificazione di Sistema Ambientale) e OHSAS 18001:07 (Certificazione di Sistema Sicurezza) e, sempre nel 2013, la certificazione Friend of the Sea.

Nel 2017 COSA Società Agricola ar.l ha terminato il passaggio alle nuove norme iso 9001:2015 e iso 14001:2015 affidandosi alla consulenza di Sistemi & Consulenze.

Nel 1998 COSA Società Agricola  a r.l., insieme alle altre aziende attive intorno alla Laguna di Orbetello, è stata socio fondatore di COOP.A.M., cooperativa nata con l’obiettivo di processare e commercializzare il prodotto, oltre a qualificare, caratterizzare, garantire e promuovere le produzioni ittiche di allevamento dell’area di Orbetello. Gli associati hanno sottoscritto  un comune protocollo di produzione impegnandosi a effettuare verifiche e controlli sulle materie prime utilizzate, sulle acque e sui reflui di allevamento e sul pesce allevato. La clientela finale di oggi è la GDO organizzata, dove sono presenti nelle firme più prestigiose, con una quota pari a circa il 65% del venduto ed i Grossisti sparsi su tutto il territorio nazionale ed internazionale con una quota del 33%. Una quota di mercato è anche rappresentata dalle pescherie a livello regionale. (2%) Attraverso la struttura Coopam Soc. Cooperativa hanno realizzato la  meccanizzazione dei processi di lavorazione del prodotto con la realizzazione di filetti destinati alla GDO ed alla trasformazione, così come è stato realizzato  il processo di confezionamento in ATM dei prodotti.

Al presente la società alleva due specie ittiche eurialine: spigola (Dicentrarchus labrax) ed orata (Sparus aurata).

Fig. 4: L’impianto d’ allevamento intensivo di Cosa Società Agricola a r.l.

L’azienda effettua allevamento ittico in un impianto a terra ubicato in un’area pianeggiante di circa 13 ettari 8 km a SW di Orbetello (GR) in Strada Provinciale 68 Litoranea, Ansedonia (GR). Sotto il profilo urbanistico-edilizio lo stato attuale dell’impianto a terra è stato autorizzato con Concessione n. 59 del 24.05.1999 rilasciata ai sensi della L.R. 34/93.  Nell’impianto sono attualmente presenti 68 vasche a cielo aperto, scavate in terra con telaio metallico e rivestito con telo in PVC atossico. Delle 68 vasche, 53 hanno dimensioni e volumi variabili tra 400 m3 e 1200 m3 ciascuna e sono destinate all’ingrasso del pesce, 12 vasche da 100 m3 ciascuna sono utilizzate per lo svezzamento dei giovani appena arrivati dai centri specializzati nella riproduzione artificiale dei pesci (avannotterie), le rimanenti 3 vasche da 70 m3 hanno vari usi.  I volumi totali delle vasche di allevamento sono pari a 40.964 m3 per una superficie totale di 22.758 m2.  L’acqua utilizzata per l’allevamento, pari a 500 l/s, viene interamente captata dal sottosuolo mediante un sistema costituito da 11  pozzi ubicati in prossimità delle vasche dai quali, per mezzo di elettropompe ad asse verticale, l’acqua viene sollevata ed immessa nelle reti idriche che alimentano le vasche di allevamento. Le acque sono caratterizzate da una  temperatura costante compresa fra i 20 e i 25 °C ed una salinità tra 22 e 36‰. Poiché l’acqua emunta dal sottosuolo e immessa nelle vasche è priva di ossigeno, quest’ultimo deve essere aggiunto per mezzo di specifiche macchine quali sbattitori a pale e iniettori di ossigeno-gas installati in ciascuna vasca in relazione al fabbisogno del pesce, allo scopo di mantenere la concentrazione di ossigeno disciolto su valori superiori a 6 ppm. L’azienda occupa attualmente 21 dipendenti, di cui due dirigenti, 5 impiegati/tecnici, 13 operai specializzati ed un’addetta alle pulizie. La produzione annua è pari a circa 850-900 tonnellate  di prodotti ittici commercializzati.

Punti di Forza

L’area di Orbetello è la più importante realtà in Italia di una attività di acquacoltura intensiva di specie eurialine. Nata verso la metà degli anni 70, da oltre quaranta anni produce spigole, orate ed ombrine boccadoro per il mercato nazionale ed internazionale. Le Aziende che operano sul territorio hanno fatto della qualità l’elemento fondante, rispettando costantemente tre presupposti: la freschezza, la provenienza garantita e la qualità certificata. La scelta di utilizzare un logo ed un  marchio che identificasse la provenienza, nel corso degli anni ha permesso al cliente finale di giungere a riconoscere il prodotto sul mercato, apprezzarlo e richiederlo. Il prodotto è ormai posizionato nella mente dei consumatori, creando un’impressione unica, tale che il cliente finale è spinto ad associare al “pesce di Orbetello” qualcosa di specifico e desiderabile, che si distingue dal resto dell’offerta sul mercato. Al marchio “Orbetello” è stato aggiunto un valore che lo ha reso sempre più identificabile rispetto alla concorrenza: la differenziazione legata al sistema produttivo. È stato immesso sul mercato un prodotto che soddisfa pienamente i bisogni dei consumatori finali, cioè un prodotto corrispondente alle loro aspettative nel gusto, nelle qualità organolettiche e nella sicurezza alimentare.

  • Attività consolidata da parte dei produttori locali che operano nel settore dell’acquacoltura da oltre quaranta anni.
  • Imprese leader a livello nazionale.
  • Produzioni di alta qualità, eccellenti per mercati sofisticati (bambini, mense ecc.)
  • Antiche tradizioni di valenza storico-culturale,
  • Affinamento buone pratiche di produzione.
  • Opportunità ambientali locali rappresentate da una falda ipotermale salmastra che consente di captare acque a temperature e salinità costanti ed ottimali per l’allevamento durante tutto il corso dell’anno.
  • Maggiore facilità rispetto ad altri allevamenti nel raggiungere taglie superiori.
  • Acque pure ed incontaminate.
  • Marchio conosciuto ed apprezzato in Italia ed all’estero.
  • Maggiore sensibilità da parte dei consumatori ad acquistare prodotto locale e nazionale.
  • Mercato italiano, europeo ed internazionale.
  • Forte integrazione di filiera tra allevamento e trasformazione.
  • Capacità di creare rapporti fiduciari e di sviluppare capitale relazionale tra operatori privati ed Organismi pubblici dell’Amministrazione e della ricerca scientifica.
  • Crescente consapevolezza da parte dei produttori di dover ricorrere a modelli di integrazione verticale delle attività di produzione, trasformazione e commercializzazione.
  • Rapporto già consolidato con la Grande Distribuzione Organizzata.
  • Mercato consolidato su tutto il territorio nazionale.
  • Possibilità di espansione verso i mercati esteri.
  • Scarsa produzione nazionale di prodotti di acquacoltura.
  • Necessità della GDO di offrire un prodotto nazionale alternativo a quello estero.
  • Posizione strategica nel Paese, a poco più di 100 km da Roma e 150 da Firenze.
  • Grande attenzione ai mangimi utilizzati NO OGM.
  • Studi per il miglioramento delle qualità nutritive
  • Controlli costanti ed efficaci sui prodotti e sulle materie prime.
  • Forte capacità imprenditoriale.
  • Vaste competenze distintive e patrimonio di conoscenza elevato.

L’opinione pubblica è sempre più sensibile alla qualità del prodotto oltre che a tutte le tematiche di salute connesse con gli allevamenti intensivi. L’azienda ritiene che sia ormai necessario un approccio legato al concetto di qualità totale in grado di valorizzare il prodotto ittico nazionale, soprattutto nel contesto attuale, in cui l’acquacoltura italiana si trova a dover competere con un prodotto di importazione molto competitivo sul piano economico e molto diverso sul piano di salute e sicurezza alimentare. Il loro lavoro è dunque quello di concentrarci sulla qualità, la sicurezza per i consumatori ed il rispetto delle normative ambientali per compensare gli svantaggi competitivi connessi con gli alti costi di produzione, perché il rispetto delle regole, insieme ad un’informazione completa e trasparente contribuisce ad accrescere la fiducia sulla qualità del prodotto e, di conseguenza, la preferenza nell’acquisto di prodotti nazionali.

Opportunità

quota di prodotto nazionale superiore al 25% di quanto consumato; questa è certamente una delle principali opportunità di cui il settore ittico dispone per gli anni futuri, non solo al fine di uno sviluppo sostenibile delle produzioni, ma anche per potersi affermare come prodotto di qualità nel consumo nazionale. Nel mondo oltre il 50% di prodotto ittico consumato viene dall’acquacoltura. È questa una tendenza in continua crescita, anche a causa dello sfruttamento degli stock ittici oltre i limiti sostenibili, di un forte incremento della popolazione mondiale (che nel 2050 supererà i 9 miliardi di abitanti, circa un 30% più degli attuali), e di un aumento della richiesta di prodotti ittici, anche per effetto delle nuove esigenze nutrizionali. La produzione ittica mondiale è oggi insufficiente a colmare lo scarto tra richiesta ed offerta. L’Italia può permettersi di consumare una quota pari a 25 kg di prodotti ittici pro capite  di cui solo 7 sono di produzione interna soltanto perché è ancora in grado di drenare verso di sé una risorsa ambita da molti. Ma nell’arco di pochi anni la situazione potrebbe cambiare e, se non si doteranno di opportune produzioni interne, molti Paesi dovranno affrontare serie limitazioni nel consumo di questi prodotti. La stessa Europa è incapace di garantire il 50% del consumo dei prodotti ittici dei propri cittadini e si affida a importazioni extra EU per coprire il fabbisogno. Il quadro normativo di riferimento per il ciclo di programmazione 2014-2020 punta decisamente ad intervenire a favore della commercializzazione e della trasformazione intervenendo sia a favore degli operatori, sia dei consumatori. L’organizzazione comune dei mercati mira a consentire al settore della pesca e dell’acquacoltura di applicare la Politica Comune della Pesca (PCP), rafforzando al contempo la competitività dei produttori. Il settore dell’acquacoltura punta alla sostenibilità ambientale e quindi l’adozione di innovazioni tecnologiche deve costituire denominatore comune sul quale incentrare le strategie e gli interventi del settore per elevarne gli standard produttivi, anche rispetto agli standard minimi internazionali. Entrambi i settori dovrebbero puntare su produzioni certificate e a elevato valore aggiunto, in grado di differenziare le produzioni nazionali rispetto a quelle internazionali. Tali opportunità devono essere sostenute anche da modelli di logistica efficaci ed efficienti in grado di garantire il rispetto dei requisiti merceologici previsti per le diverse produzioni.

  • Evoluzione della domanda in favore di prodotti ad elevato valore aggiunto e crescente attenzione dei consumatori alla qualità dei prodotti alimentari e al loro legame con il territorio.
  • Possibilità di gestire l’offerta nel tempo e nello spazio, offrendo sul mercato prodotti di qualità omogenei durante tutto l’anno.
  • Integrazione dell’acquacoltura con attività di lavorazione.
  • Possibilità di adottare sistemi di certificazione ambientale (EMAS) e d’acquacoltura biologica.
  • Costante aumento della domanda sia del mercato nazionale che di quello estero.
  • Innovazioni nei sistemi di certificazione e tracciabilità della filiera produttiva.
  • Nuove e più efficaci tecnologie di informazione e di comunicazione.
  • Possibilità di promuovere i prodotti ittici nel catering sociale/scolastico.
  • Per gli operatori di Orbetello, possibilità di sfruttare l’immagine del marchio “Orbetello“ che rappresenta  potenzialmente un’autentica categoria merceologica nel settore.
  • Creazione di filiere d’eccellenza 100% nazionali.
  • Miglioramento della qualità e della capacità innovativa del sistema produttivo.Magazine Qualità

    Fonte:  Sistemi & Consulenze Servizi Qualità Aziendale

    Media Partner Magazine Qualità

Le nuove Revisioni delle Norme Iso 9001 e Iso 14001 le nuove regole

Revisioni delle Norme Iso 9001 e Iso 14001

Dopo un processo iniziato nel 2012, a settembre 2015 sono state pubblicate le norme ISO 9001:2015 e ISO 14001:2015.

Il nuovo scenario normativo comporterà un significativo impegno per le organizzazione certificate, che però potranno cogliere un’importante opportunità di per rendere più efficace l’applicazione dei requisiti dei sistemi di gestione, adattandoli al meglio alle proprie necessità e priorità.

Il periodo transitorio sta per terminare: mancano 8 mesi per adeguare le attuali certificazioni dei sistemi di gestione per la qualità (UNI EN ISO 9001) e di gestione ambientale (UNI EN ISO 14001) ai requisiti delle edizioni più recenti delle norme.Revisioni delle Norme Iso 9001 e Iso 14001

Il 15 settembre 2018 scadrà il termine per la transizione alle nuove edizioni delle due norme tecniche più diffuse al mondo.

E già dal 15 marzo del 2018 gli organismi di certificazione dovranno svolgere tutte le verifiche per la prima certificazione sulla base delle nuove edizioni.

Cosa succederà alle aziende che non rispetteranno tali scadenze?

I loro certificati non saranno più validi; infatti l’International Organization for Standardization (ISO) e l’International Accreditation Forum (IAF) – rispettivamente ente di normazione ed ente di accreditamento internazionali – non prevedono proroghe rispetto al termine del prossimo settembre; è stato proprio lo IAF nell’ultima Assemblea internazionale, tenuta a Vancouver e conclusa il 30 ottobre scorso, a deliberare sulla data del 15 marzo 2018.

Cosa cambia con le Revisioni delle Norme Iso 9001 e Iso 14001

HIGH LEVEL STRUCTURE

Per le nuove norme è stata pensata una nuova struttura denominata HLS – High Level Structure, modello codificato nelle Direttive ISO/IEC-1-supplemento ISO Consolidato-Annesso SL-Appendice 2, dove viene stabilita una terminologia comune per tutti gli standard dei sistemi di gestione, e un testo comune, dai notevoli contenuti innovativi.

Lo scopo principale dell’High Level Structure è quello di agevolare le organizzazioni nell’armonizzare sistemi di gestione diversi, e facilitare, ove richiesto, la loro integrazione in un unico sistema.

L’HLS è quindi una nuova logica che deve guidare i fruitori delle norme nell’applicazione dei requisiti mandatori, le organizzazione nelle strategie, il management nel comportamenti organizzativi.

ANALISI DEL CONTESTO DELL’ORGANIZZAZIONE

In entrambe le norme, nel capitolo 4 si prevede un coinvolgimento maggiore del top management anche attraverso un’attenta analisi dei fattori esterni ed interni. Tutto questo viene formalizzato nell’analisi del contesto, vero caposaldo delle strategie di azione che dovranno essere individuate più avanti nel sistema di gestione.

Il contesto dove si muove un’azienda va indagato, conosciuto, compreso e metabolizzato.

Il contesto deve comprendere:

  • i requisiti legali applicabili (già presenti anche nelle vecchie norme);
  • le tecnologie utilizzate e quelle presenti sul mercato (facendo in questo caso un match tra fattori interni ed esterni);
  • i propri competitor;
  • il mercato di riferimento;
  • il tessuto sociale, economico, culturale di contorno alla propria attività, dal locale fin ad arrivare alle politiche UE sull’ambiente o sui propri prodotti/attività;
  • le proprie prestazioni;
  • le condizioni ambientali e le loro variazioni;
  • La finalità di tale analisi è comprendere le capacità di soddisfare i requisiti dei clienti e delle altre parti interessate anche nel medio-lungo periodo.

LEADERSHIP

Il capitolo 5 ha il titolo originale: leadership, parola ormai di uso consolidato anche nel nostro paese. Il cambiamento non è solo di parola, ma anche di rilevanza: il ruolo del top management è messo in evidenza e sono rafforzati concetti già presenti nelle passate edizioni delle norme, affidano direttamente al management ruoli attivi nel sistema di gestione, così da sottolineare come l’Alta Direzione deve partecipare in prima persona alle strategie del sistema e che tale impegno deve esser fatto conoscere a tutti i livelli aziendali attraverso tali ruoli attivi.

GESTIONE DEI RISCHI COME APPROCCIO SISTEMATICO ALLA PREVENZIONE

Con l’elemento innovativo ed importante dell’approccio «risk based thinking» nella gestione dei processi aziendali, è richiesto all’azienda di mappare i propri rischi, predisporre azioni di risoluzione, presidio, monitoraggio, individuare opportunità per il miglioramento.

Dalla struttura del testo è chiaro che la determinazione dei rischi è conseguenza dell’analisi del contesto e delle aspettative delle parti interessate.

Questo aspetto diventa quindi una “colonna portante” per i Sistemi di Gestione, in quanto:

  • è parte integrante dell’approccio orientato ai processi;
  • rende le misure di prevenzione un processo di routine;
  • aiuta a riconoscere le opportunità di miglioramento;
  • In definitiva le norme spingono l’imprenditore a mettere su “carta” quel che fa ogni giorno: affrontare i rischi, con azioni specifiche, cogliendo a volte opportunità. Questo sforzo di formalizzare le azioni quotidiane potrà essere sfruttato dalle aziende per “vedere” prima i problemi, pianificare azioni prima ed in modo più efficace (siamo appunto nella parte “Pianificazione” delle norme), condividere progetti, idee, questioni tra il top management.

Dietro al Risk based thinking c’è un altro pilastro delle nuove norme, la Business Continuity trovare soluzione per affrontare rischi che potrebbero interrompere l’attività aziendale; la continuazione del proprio business deve essere garantita sempre, anche in emergenza.

Quindi con le nuove norme, sono le aziende ad avere in mano gli aspetti da gestire per essere efficaci, rimanere sui mercati, aumentare le proprie performance ambientali, puntare all’efficienza.

Per far questo non è richiesta l’applicazione della norma ISO 31000, ma potrà essere utile fare riferimento a principi e criteri da essa proposti.

CICLO DI VITA

Per quanto concerne la ISO 14001:2015, è richiesta all’organizzazione l’individuazione e valutazione gli aspetti ambientali dei propri prodotti/servizi nel loro ciclo di vita,

Dovranno essere considerati i possibili impatti ambientali di prodotti e/o servizi da reperimento delle materie prime fino allo smaltimento/recupero finale.

Attenzione: non si obbliga ad una “Life Cycle Analysis” conforme alle norme di riferimento ISO 14040. LA ISO 14001:2015 richiede un’analisi di questi aspetti e la loro traduzione nella progettazione dei prodotti/servizi, nei requisiti di approvvigionamento di beni e servizi, nella individuazione di eventuali informazioni da fornire ai clienti sull’uso e lo smaltimento di prodotti e servizi. Un occhio attento quindi al percorso che farà il proprio prodotto, agli impatti indiretti dei propri beni/servizi anche terminata la nostra produzione/erogazione, ma anche nella fase di rifornimento delle materie prime.

COMUNICAZIONE

In relazione alla comunicazione esterna, si evidenzia un nuovo requisito che obbliga le aziende ad assicurare che le informazioni verso l’esterno siano affidabili e corrette. Questo requisito riguarda un nervo scoperto relativo a operazioni di marketing e pubblicitarie che a volte in passato hanno rilasciato messaggi incompleti o fuorvianti per le parti interessate esterne.

MAGGIORE SNELLEZZA DOCUMENTALE

Nell’ambito delle nuove norme il Manuale del sistema di Gestione non è più un documento obbligatorio. Potrà infatti essere eliminato e/o sostituito da un insieme organico di informazioni documentate ad evidenza di una corretta gestione dei processi, secondo i requisiti delle norme.

Il termine “informazione documentata” sostituisce i termini “documenti” e “registrazioni”, e sono riconosciute come evidenze anche le elaborazioni informatiche non necessariamente cartacee o documentali.

Si lascia ampio spazio quindi all’azienda riguardo le gestione delle proprie evidenze, aspetto non di poco conto nell’applicazione e nella diffusione delle norme; l’obiettivo è prendere in considerazione le evoluzioni tecnologiche di questi ultimi anni, dove il cartaceo è spesso superato, con una visione però di gestione anche di quei supporti informatici in modo strutturato ed organizzato in termini di accessibilità, diffusione e conservazione, secondo la propria analisi dei rischi.

ENFASI SULLA VALUTAZIONE E SVILUPPO DELLE COMPETENZE DEL PERSONALE

La conoscenza e competenza del personale diventa sempre più un elemento chiave per lo sviluppo dell’azienda; a riprova di questo si pone l’accento su:

  • individuazione delle conoscenze e competenze necessarie per svolgere correttamente le attività che hanno un impatto sulla qualità;
  • salvaguardia e diffusione delle conoscenze;
  • previsione delle esigenze di sviluppo delle competenze in relazione a richieste dai clienti ed obiettivi da raggiungere.

CONCLUSIONI …?

Queste norme sono importanti nel panorama economico poiché sono quelle alle quali le imprese fanno maggiormente ricorso per certificarsi: 1 milione di aziende in oltre 170 paesi sono certificate secondo la ISO 9001, di cui 150 mila in Italia; per quanto riguarda la ISO 14001, l’Italia è prima in Europa con un numero di certificazioni pari a 27 mila

Con questi numeri è facile capire come tali certificazioni sono viste dalle aziende come un biglietto da visita necessario per competere nel mercato italiano e internazionale; senza contare che sul territorio italiano, i bandi pubblici, in alcuni casi, li richiamano come requisito obbligatorio per la partecipazione alla gara.

L’importanza del cambio delle norme sta nel fatto che puntano su strumenti di gestione che favoriscono l’efficienza e la capacità di incontrare le aspettative dei propri clienti, con potenziali vantaggi sostanziali per le imprese, in termini di ritorno e competitività.

Le “nuove” norme presentano importanti novità che intervengono nella gestione della strategia aziendale in un momento di rilancio dell’economia, a supporto delle imprese per un posizionamento sul mercato globale sempre più complesso.

Proprio in questo panorama, le norme ora considerano le aziende come organismi capaci di guidare le scelte organizzative e le strategie attraverso i cambiamenti. Siamo quindi arrivati ad una svolta in cui le organizzazioni possono usare le norme come strumento per far fronte ai mutamenti dell’universo economico, cogliendo un’opportunità importante, ma difficile per chi ha voluto la certificazione solo come immagine ed ha ridotto il sistema di gestione a carta.

L’applicazione delle ISO 9001:2015 e ISO 14001:2015 sarà una sfida per il meccanismo delle certificazioni, non limitandosi solo alle aziende, ma passando anche per consulenti, auditor, enti di certificazione ed accreditamento. Il salto di qualità dovrà essere necessariamente fatto da tutti gli attori, ognuno porterà la propria professionalità, competenza e responsabilità.Magazine Qualità

Fonte:  Sistemi & Consulenze Servizi Qualità Aziendale

Media Partner Magazine Qualità

BRC Global Standard Food Safety Issue 8

Uscita la versione Draft for Industry Consultation BRC Global Standard Food Safety Issue 8

Il British Retail Consortium ha reso disponibile il documento BRC Global Standard Food Safety  Issue 8 Draft for Industry Consultation (November 2017).

I mercati sono in continua evoluzione ed assieme ad essi i comitati per norme internazionali per la sicurezza alimentare per tutelare i consumatori e  far si che possano consumare alimenti sicuri dal punto si dista di sicurezza, qualità e  legalità dei prodotti, infatti oltre che la bozza  dello Standard Brc Food Issue 8, è uscito l’aggiornamento di IFS Food V6.1 e FSSC 22000 V 4.1.

Nell’arco dell’anno 2017 le problematiche più importanti sulla sicurezza alimentare riguardano non molto i rischi biologici, visto che ormai la gran parte dei processi sono ormai standardizzati ad BRC Global Standard Food Safety Issue 8oh, ne  chimici perché effettuando una buona qualifica e  valutazione fornitori si possono prevenire o se presenti nel processo ormai gestiti tramite efficienti strumentazioni,  ne tanto meno fisici dovuti da controlli attrezzature e  strumentazioni sempre più efficaci, ma la problematica più onerosa riguarda l’integrità e  la vulnerabilità dei prodotti, copresa l’etichettatura, in quando sempre più spesso ci sono stati comportamenti, molto spessi da aziende provenienti in paesi in via di sviluppo ma non solo, tesi a  sostituire, adulterare, sofisticare i prodotti o ingredienti immessi sul mercato, quindi a  frodare il consumatore o il cliente. Tutto ciò a  portato ad una gran quantità di allerte e  ritiri molto importanti.

Lo Standard Food ‘Work in Progress? V8 presenta modifiche in vari capitoti le modifiche ad oggi più importanti ad oggi riguardano:

  • Allineamento dello Standard alla Normativa Americana FSMA – Preventive Controls fot Humans Food quindi la presenza della valutazione dei rischi HAPRC;
  • L’apparizione della figura del PCQI;
  • L’approfondimento delle tematiche, richieste di evidenza dei rischi sull’integrità e l’autenticità dei prodotti ed il cross contact tra gli stessi, tematiche divenute sempre più sensibili relative alle frodi alimentari;
  • L’approfondimento dell’individuazione e gestione dei PRP;
  • L’approfondimento delle tematiche relative alla Security, dati e gestione degli stessi, ed alla Food Defence;
  • Una modifica sostanziale relativa alle zone di rischio High Risk, High Care and Ambient High Care Production Risk Zones

Scarica documento in versione integrale pubblicato e scaricabile dal sito del BRC.

Fonte: Sistemi & Consulenze

Mamma li VEGANI

Come diceva il detto? Mamma li Turchi ecco oggi giorno potremmo dire Mamma Li Vegani…..

Ogni periodo della storia ed evoluzione umana porta con se comportamenti, mode, basati sull’epoca che si sta vivendo, un aspetto sicuramente importante oggi giorno è quello relativo ai metodi di alimentarsi ed all’attenzione nei confronti della ‘salute’ sia umana sia della totalità del pianeta.

Il VEGANESINO, o meglio la scelta VEGANA, storpiata dalla ‘moda del momento’ che la fa rendere molto molto antipatica, vista la ferocia di alcuni suoi appartenenti, un po’ come religiosi tradizionalisti,   avviene per varie motivazioni che tratteremo velocemente:

  • Motivi Ecologici AmbientaliVegani
  • Motivi Sociali
  • Motivi Etici
  • Motivi di Salute e  Benessere

E’ una scelta quindi che riguarda tutto ciò che comprende lo sfruttamento animale a  360° sia nel settore alimentare, che cosmetico, tessile,…..

Quindi….tanti bei discorsi l’etica bla bla bla…. Ma, in soldoni, queste richieste come vengono gestite dalle aziende?

Sicuramente sono opportunità commerciali molto importanti, vista l’esponenziale crescita sui mercati delle richieste, ma che devono essere gestiste al meglio, e  spesso non è così, in quanto tutte queste CLAIMS, Vegan, Bio, No OGM, GLUTEN FREE, Koscher, Halal, Marchi di tutela,  vengono come dire gestite un poco come un Puzzle dove vi è tutto tranne che una gestione effettiva.

Quante volte entriamo in un azienda e  troviamo la gestione delle stesse separate dal sistema? Quindi documentazioni replicate, spesso relative solamente alle gestioni documentali che non fan altro che evidenziare le lacune sugli aspetti delle GMP sulle varie tipologie di Crossing tra merci convenzionali e  claims.

Quindi? Quindi senza gestione non c’è la certa  evidenza del mantenimento delle claims che talune volte, come per esempio Bio, Gluten Free, No Ogm sono, oltre che normate da schemi volontari, anche da leggi Nazionali e  regolamenti Europei.

Quindi facciamo un passo serio ed in avanti   prendiamo un’azienda Certificata secondo gli Standard Internazionali per la Sicurezza Alimentare BRC IFS come ci si muove?

Fornitori: Brc Ifs contemplano una seria qualifica dei fornitori, rischio, produttore commerciante, schede tecniche, analisi, certificati, quindi da integrare con gli aspetti delle Claims di riferimento per avere delle evidenze in merito e  magari validare, a  seconda del rischio, ulteriormente, per esempio la merce prodotta da un laboratorio che lavora carni e prodotti della soya, importante della ricerca di tracce di carne nella merce acquistata.

Progettazione: Contemplare in questa fase i possibili crossing e la programmazione delle produzioni per le azioni da effettuare per prevenirla.

Stoccaggio: Definire aree separate per mantenere ‘identità’ delle claims.

Produzione: Mettere in atto tutte le azioni tra i processi per prevenire e  scongiurare i possibili crossing tra le produzioni e  validare i processi con prove analitiche.

Etichettatura: Seguire le disposizioni di riferimento Reg 1169 per l’Europa, o altri, e utilizzo dei loghi delle certificazioni delle claim, ove certificate, come imposto dalla legislazione e  dall’ente di controllo.

Trasporto: Definire contrattualmente con il fornitore esterno, o seguire procedure interne, relative alla gestione della non promiscuità del prodotto non protetto.

L’importanza del rischio E – Spesso non viene trattato ma è il rischio Economico per la perdita di identità del prodotto dovuta a frodi alimentari, mancate  giuste applicazioni della Food Defense, aspetto quindi che deve essere gestito al meglio.

Mamma BRC dice….

E’ di fondamentale importanza, requisito di norma, anche effettuare delle prove di tracciabilità e  dei bilanci di massa dei prodotti con Claims ogni 6  mesi.

Quindi è chiaro che non si tratta solamente di raccogliere  delle schede tecniche dal fornitore e  fare una visitina di un ente di certificazione, ma si devono approfondire gli aspetti dell’analisi del rischio secondo le Claim appunto seguendone i regolamenti o i disciplinari per ogni aspetto.

Vuoi Approfondire le Tematiche? Contattaci!!

Fonte: Sistemi & Consulenze

Chi sono i Superconsulenti?

Consulenti o Superconsulenti?

Perché la ‘Follia’ dei superconsulenti consulenti di inserire in una valutazione dei rischi forzatamente dei CCP?

I maniaci dei programmini colpiscono ancora….

Oppure….

Identificare dei CCP ‘comodi’ per far vedere quanto si è bravi a ‘misurarli’, si perché come dicono i saggi se è misurabile è un CCP!!Superconsulenti Consulenti

Dopo l’uscita delle linee guida PRP UE pare che le cose invece di migliorare siano peggiorate, consulenti che riempiono i manuali di sigle PRP GMP GHP CP CCP senza nessuna validazione e  senza nessun tipo di gestione, perché l’importante è scrivere cose che i clienti non comprendono per dimostrare la propria competenza.

E sarebbe tutto già abbastanza bello se non fosse che non c’è la benché minima conoscenza ne dei PRP ne dei GMP figuriamoci dei CCP!!

Esempio….

La temperatura di una cella statica di un salumificio cosa sarà?

Un CCP rispondono in coro …. Quindi se la temperatura supera 4° butto via tutta la carne? Ha no cioè… quindi…. È un limite ma non sussiste un rischio sulla sicurezza alimentare…perché se il Critical Control Pont è 4° superato ciò non sussistono i parametri per poter definire sicuro il prodotto…. E  qui si perdono asl usl il dott….bla bla bla..Boomhhh fuochi d’artificio a  capodanno!!!

La verità dopo anni di consulenza secondo me è una… alcuni consulenti hanno un tornaconto sulla carta consumata dalle aziende clienti…altrimenti non si spiegherebbe tutto questo impegno nel produrre documentazioni che in realtà non servono a  nulla….

Oppure hanno grossi problemi mentali, perché definire la Food Defense un controllo armadietti, che caso mai è un indice per la validazione delle norme igieniche comportamentali della gestione dell’abbigliamento pulito – sporco, o la presenza di un aeroporto in 20 km è da puto manicomio!!

Quali sono gli errori che più frequentemente si riscontrano?

  • CCP non gestiti, senza uno studio di validazione che dimostri quanto sia efficace l’azione di prevenzione e controllo del raggiungimento del limite e  delle azioni al suo superamento, mancanza di istruzioni chiare sulle quali vi sia evidenza di formazione dei responsabili e  sostituti, tarature di strumentazioni effettuate legalmente e  non con metodi ‘ISO’ che servono solo a  farsi regalare targhette da laboratori di taratura, gestione della documentazione e studio dei trend.
  • CP in capibili quando non si definiscono i parametri delle caratteristiche di cosa si controlla quindi come si fa a  ritrovare dei parametri da controllare!!
  • PRP non validati ovvero viene scritto un PRP ma ma sono monitoraggi no? BHA vedere sopra la storia delle celle del salumificio!!!!
  • GHP queste sconosciute…. Come sopra senza validazione perché le analisi servono x  la 2073 – 1441!!!
  • GMP see quelle poi… le buone pratiche di produzione all’italiana ovvero ‘Abbiamo sempre fatto così’!!
  • PRPo montagne di carta di monitoraggi senza nessuno che li controlli che valuti l’efficacia dei PRP o il loro miglioramento.

Quindi… invece di mettere belle sigle cari ragazzi smettetela di entrare nelle aziende foderati delle vostre lauree ed attestati e mettetevi a  tavolino con le persone che lavorano tutto il giorno in azienda e  verrà tutto molto semplice, se ne avete veramente le competenze, invece di nascondervi dietro la legge dice ecc ecc

Fonte: Sistemi & Consulenze

GMP Good Manufacturing Practices

GMP Queste sconosciute

Tutte queste sigle CP PRP GMP CCP tutto difficile complicato e  viene reso sempre tutto molto complicato.

Quindi… se una cosa è complicata…

La sicurezza alimentare negli anni si è spinta più che nella semplificazione e  nella certezza che taluni processi fossero ormai da considerare sicuri, consolidati, nel rendere molto complicato ciò che GMP good manufacturing practice invece non lo è. Il riferimento è relativo all’appiccicume di control point o critical control point che spesso si trovano nei manuali e  nelle valutazione dei rischi alimentari.

Tutto si è allontanato da ciò, soprattutto per la gran parte delle aziende Italiane, su cosà è veramente fondamentale ovvero come si fa una certa cosa ovvero tecnicamente parlando una GMP.

Che cosa sono le GMP?

Il significato letterale di GMP è  Good Manufacturing Practice e riguarda una serie di regole che devono essere rispettate per la fabbricazione, produzione di prodotti , ovvero seguendo queste ‘regole’ non vi sono possibilità che il prodotto perda la propria conformità.

In poche parole una volta che è stato gestito un determinato PRP per esempio lo stoccaggio la lavorazione o le varie lavorazioni, anche le più semplici devono far si che non venga perduta la conformità.

Quindi è ovvia l’interazione che debba esserci tra PROo e GHP per esempio.

Facciamo un esempio

Un’industria di lavorazione carni ha un cliente che gli chiede 2  tipologie di carni, la prima per uso a cotto, la seconda per un utilizzo a  crudo sotto forma di tartare.

E’ chiarissimo che la mattazione dell’animale al di la delle più sofisticate teorie dell’universo dei luminari non possa essere certamente un lavoro ‘pulito’  una contaminazione crociata, una rottura di qualche sacca,… quindi una buona pratica GMP può essere definita la selezione delle carni meno contaminate per questo scopo, consumo crudo, passando ovviamente come le altre tramite processi di abbattimento.

Conclusioni

Le conclusioni sono molto semplici se una tipologia di processo ormai è consolidato e  non arreca rischi è bene descriverlo, qualche riga fa sempre bene o un’istruzione operativa il top, per far si che l’addetto sia in grado di seguire delle regole fondamentali e semplici per per il mantenimento della conformità del prodotto dal punto di vista della sicurezza qualità e  legalità del prodotto.

Fonte: Sistemi & Consulenze

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: